AL GRAN GIOCO DEL COMPLOTTO

di JOHNNY RONCALLI – Io il complotto lo capisco. Il fascino del complotto riesco a comprenderlo. Non è che lo puoi ignorare, il complotto, perché esiste. Sul vocabolario lo si trova, subito prima della parola “compluvio”, e il vocabolario spiega che trattasi di “intrigo rivolto copertamente a danno di enti o persone”, dal francese “complot”, in origine “folla, riunione di persone”. Questo il Devoto-Oli di carta.

Quello francese, di vocabolario – Hachette, sempre di carta –, in effetti aggiunge un elemento. Traduco: “Macchinazione concertata tra più persone”. Sarebbe a dire che per ordire un complotto, perché sia tale, bisogna essere almeno in due, tre ancora meglio. Oltre il tre scatta la certificazione.

Nel corso della storia ci sono stati infiniti complotti reali, ma, per mettere subito l’animo in pace, lo è quello di ogni associazione a delinquere, ad esempio, e nel corso della storia ce ne sono stati però infiniti farlocchi, prefabbricati e assemblati con il Vinavil. Che fa la sua funzione, ma non è esattamente l’Attak.

Perché il complotto affascina. Tramare nell’ombra, nascosti, in incognito, può rivelarsi irresistibile. Non a caso il cinema e la letteratura se ne sono serviti a volontà.

Se da un lato poteri occulti – ecco, ci sono cascato anch’io – fanno comunella per sovvertire l’ordine mondiale, accumulare montagne di verdoni o semplicemente vincere un campionato di bocce, dall’altro il misero tapino trova nel complotto la spiegazione consolatoria entro la quale veicolare quello che non riesce a spiegare o ad ammettere, compreso il fatto che debba alzarsi tutte le mattine per andare al lavoro, pagare le tasse per intero, fare la coda negli uffici pubblici, mettersi una mascherina per non prendersi un virus mortale.

Naturalmente senza spiegare nulla in modo efficace e inequivocabile, perché si nutre di supposizione, illazione, presunta segretezza: è la patria del si dice, basta un innesco e il passaparola – ormai il passawhatsapp – fa il resto. E quanto fa sentire superstar aver offerto a un amico o a un conoscente la primizia!

Ora, io il complotto lo capisco, ne comprendo il fascino, forse l’ho già detto, nella storia ci sono sicuramente stati fior di complotti, ma quello che davvero non capisco è il complottista, colui che ha la tendenza a interpretare ogni evento come un complotto (sempre il Devoto-Oli di carta).

Mi fa davvero infuriare il complottista, perché a lui non interessa cosa ci sia nella scatola, basta che ci sia la scatola, il complotto, uno qualsiasi. A scadenza regolare se possibile, per evitare l’astinenza: Napalm 51, insomma.

In questo periodo ci sono state persone che, a distanza di poche ore e con grande enfasi, mi hanno inoltrato messaggi con ipotesi complottiste in totale contraddizione tra loro. Il pipistrello? Non è vero, è un errore di laboratorio deliberato, è la Cina, no sono gli Stati Uniti, è la Russia, le case farmaceutiche, il 5G, i massoni, i templari, mai dimenticare i templari, tipi permalosi.

C’è un fattore di possessività nel lasciarsi …..ooops…. contagiare dal complotto, perché un complotto lo si deve avere a tutti i costi.

Il tono fatica a rimanere serio.

A proposito di whatsapp, girava nei giorni scorsi un divertente pannello dal titolo CREA IL TUO COMPLOTTO. Con giorno e mese di nascita, iniziale del nome e colore preferito, è possibile formulare esilaranti combinazioni. Nel mio caso ad esempio si ottiene IL CORONAVIRUS È STATO CREATO DALLA RUSSIA PER USARE I MALATI COME CAVIE. SI TRASMETTE ATTRAVERSO I RAGGI UV. IO LO SO PERCHÉ CONOSCO QUALCUNO CON GLI AGGANCI.

Però sarebbe un gioco, È UN GIOCO!

Ad altro si riferiva un personaggio dello scrittore Don DeLillo, ma il pensiero torna buono eccome: “Com’è umano vedere una cosa come qualcos’altro”.

Ora torno al Devoto-Oli e vado a vedere cosa significa compluvio.

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