AI MAIGNAN NON DOBBIAMO CHIACCHIERE IPOCRITE, MA 0-3 A TAVOLINO

La fredda cronaca, anzitutto. Caso mai qualcuno se la fosse persa. La curva dei tifosi dell’Udinese, squadra di calcio italiana storicamente più straniera e di colore della serie A, è alle spalle di Maignan, francese originario della Guyana e portiere del Milan: lo insulta pesantemente e gli fa il verso della scimmia.

Siamo al minuto 26 del primo tempo, quando il n.1 rossonero richiama una prima volta l’arbitro Maresca per segnalargli la situazione.

Il Milan segna, ma al minuto 33 Maignan avvisa Maresca che stavolta lascerà il campo: il messaggio dello speaker dello stadio non è servito, la curva friulana insiste nel suo atteggiamento becero.

L’arbitro sospende la partita senza esitazione (le immagini parlano chiaro), i giocatori dell’Udinese (neri e bianchi) vanno a manifestare solidarietà all’avversario, circondato dai suoi compagni.

Dopo qualche minuto la gara riprende, finirà 2-3 per il Milan.

Nel frattempo sui social diluviano messaggi di solidarietà da tutto il mondo sportivo e non, persino l’Inter senza esitazione twitta la sua, l’Udinese, l’UEFA, L’Equipe, Mbappé…

Sempre per la cronaca, le dichiarazioni del designatore capo AIA (Associazione Italiana Arbitri) Gianluca Rocchi, all’inizio della stagione indicavano una politica di “tolleranza zero” verso il razzismo: aveva annunciato che al primo accenno di comportamenti razzisti, la partita sarebbe stata interrotta.

Vorrei partire dal fondo: dai messaggi, dalle condanne, dalla solidarietà, dalle dure prese di posizione… Ma basta! Adesso basta anche con questa litania delle indignazioni postume. Non se ne può più, non servono a niente, sono gratuite, circostanziali, spesso anche un po’ ipocrite. Mettersi in ginocchio, scrivere o gridare “Black lives matter”, non educa, non insegna, non cambia le cose. Le cose vengono cambiate dalle leggi e dalle sentenze, dalle condanne vere e non da quelle verbali, dalle punizioni severe e non dal sostegno, l’appoggio e quelle baggianate lì.

Basta. Non abbiamo bisogno di un Rocchi qualsiasi, di Twitter, di comunicati, di “esprimo la mia solidarietà”, di chiarimenti sul fatto che ci sono udinesi civili e udinesi screanzati: abbiamo bisogno del pugno duro. A Udine e in tutti i luoghi del mondo dove ancora si consumano atti di razzismo, discriminazione, intolleranza. Che, per inciso, albergano dentro all’animo di molti, moltissimi: non date retta al fatto che siano “minoranze”, magari persino trascurabili come sta cercando di farci intendere la Procura di Udine. “Black lives matter” non ha disorientato la nerofobia di milioni di americani bianchi, giudici e poliziotti compresi. Mandela, le marce, le lotte, gli striscioni, le canzoni, i film, i libri, non hanno spostato la storia mondiale di un centimetro.

E’ ora di sospendere le partite all’istante, assegnare lo 0-3 a tavolino, chiudere i settori da cui provengono le offese, squalificare gli stadi, bastonare con multe salate le società. Per sconfiggere hooligans, teppisti, invasori, ubriachi, violenti, ignoranti, maleducati, gli inglesi hanno accantonato l’educazione civica: hanno usato e usano la repressione. Non hanno sconfitto il razzismo, né tutto il resto, ma hanno pulito e ripulito gli stadi almeno. Iniziamo subito anche noi, tra un fazzoletto e l’altro.

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