ADDIO CARO DJOKOVIC, MI DIMETTO DA TIFOSO

Novak Djokovic, il numero1 al mondo del tennis, respinto dall’Australia perché l’esenzione dal vaccino non è stata in alcun modo provata. Bloccato all’aeroporto per ore, poi isolato in un albergo per la quarantena, dovrà tornarsene mestamente a casa senza giocare gli Australian Open, primo torneo dell’anno del Grande Slam. Il governo applica severamente le norme come per qualsiasi altro cittadino. I legali sono già al lavoro con il ricorso e la parola fine non è ancora definitivamente scritta, si decide tutto lunedì, ma qualcosa già resta nero su bianco, indelebile.

Scoppia una bufera sui social e non solo. Il presidente della Serbia Vucic insorge accusando i canguri di “pessimo trattamento” e dichiarando perentoriamente che “tutta la Serbia è con Djokovic”: sembra una dichiarazione di guerra e i ricordi riecheggiano sinistri, da quelle parti. Ma il vero pasionario è il padre Srdjan, personaggio ritenuto già ingombrante in tempi non sospetti per le sue dichiarazioni al calor bianco e conosciuto nell’ambiente per la sua lingua lunga, che questa volta però si supera: “Novak è lo Spartaco del nuovo mondo, che non tollera l’ingiustizia ma combatte per l’uguaglianza di tutte le persone del pianeta, indipendentemente dal colore della loro pelle e da quale Dio pregano e da quanti soldi hanno”.

Ma dammi il gomito, papi, e datti una regolata. Rileggiti le tue dichiarazioni quando ti sarai calmato e correggi il tiro. Qui stiamo parlando di uno in calzoncini e maglietta che tira palle gialle di là dal campo.

Eppure Nole mi stava simpatico, fino a poco tempo fa. Oltre a essere un fenomeno, è sempre rimasto un po’ defilato rispetto agli altri due – Roger il maestro e Rafael il lottatore -, lavorando sodo e conquistandosi il gradino più alto del ranking mondiale. In lizza c’è, però, il primato dei tornei vinti del Grande Slam, che danno ancora più fama e prestigio. Al momento i tre sono appaiati, avendone vinto venti a testa, e sappiamo che lo svizzero è un po’ acciaccato e lo spagnolo è molto più forte sulla terra rossa. Dunque, gli Australian Open sarebbero stati la probabile consacrazione del serbo con il ventunesimo titolo. Lui è anche un guascone, fa ridere per le sue imitazioni e tendenzialmente passa per un simpatico dalla battuta sempre pronta. Ha anche un cuore d’oro per le sue donazioni generose. Per certi versi simile al suo collega svedese dei balcani Ibra.

Rimane pur sempre un plurimilionario giramondo, abituato a farsi coccolare e avere tutte le porte aperte, non dimentichiamolo mai quando mitizziamo i campioni. Una crepa della sua bella immagine per la verità si nota già alle ultime Olimpiadi, quando è dato per favorito alla medaglia d’oro. Invece, prima perde in finale con il russo Zverev e poi viene sconfitto anche nella finalina. Allora non si tiene più e la racchetta vola sulle tribune, da isterico viziato, fatto e finito. Il vero motivo? Ha perso il Golden Slam, costituito dai 4 principali tornei del Grande Slam (già vinti dal serbo) più le Olimpiadi. Nevrosi da primato, mi verrebbe da dire.

E adesso la brutta vicenda del (non) vaccino, ma soprattutto della nebbia sull’esenzione. Questa è la figuraccia più grande: amico, hai mentito malamente e ci hai presi in giro. Se tu vuoi essere un no vax va bene, ma tieni almeno la posizione e non nasconderti dietro a patetiche giustificazioni. Mi hai deluso e hai dato un pessimo esempio per i tanti giovani che credono in te. Non sarà più come prima, Nole: le tue prossime vittorie, anche le più iperboliche, saranno per sempre macchiate da questa storica furbata.

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