QUANDO LA STORIA OLTRE A ESSERE CALPESTATA VIENE MESSA ALL’ASTA

Dove lo appenderà? All’ingresso? In corridoio? Nella sala trofei? Nel salone, sopra al camino? Con quale cornice: mogano, alluminio, compensato?

Con quale vanto lo mostrerà l’acquirente, il volantino che le Brigate Rosse diffusero per comunicare di aver rapito Aldo Moro per poi ammazzarlo brutalmente e farlo ritrovare nel baule di un’automobile? Difficile dirlo, chissà se la “Bertolami Fine Art” (che lo ha messo all’asta con una base di 600 euro) comunicherà il vincitore dell’ambito trofeo, quel ciclostilato che ricorda uno dei giorni più bui della storia italiana e che diede il via al calvario del presidente della Democrazia Cristiana, culminato con il ritrovamento del cadavere il 9 maggio successivo. Con orgoglio, quel foglio criminale annunciava il sequestro di Moro oltre al fatto che (letteralmente) «la sua scorta armata, composta da 5 agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata». Firmato: Brigate Rosse per il comunismo.

Quella pagina nera della nostra libertà ora vale un bel vestito, una vacanza, una cena tra amici, uno sfizio. Nessuna intuizione, nessun interesse da parte di un museo o un archivio storico…

Nessuno lo ha sottratto a questo vilipendio. Nessuna esitazione nel consegnarlo a commercianti e appoggiarlo su una bancarella: vendere, comprare ed esporre quel volantino è come vendere, comprare ed esporre la foto originale di Aldo Moro ucciso e riverso nel baule della Renault 4 rossa in via Fani. Dettagli di storia che forse nessuno ricorda, ma il volantino delle BR oggi sì, oggi lo ricordano eccome. Lo vendono, lo comprano, lo appendono a un muro. Insieme con il comune senso del pudore.

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