VAURO: POVERA SINISTRA SE FA DI RANUCCI IL SUO EROE

Definire Vauro vignettista è un po’ poco: da tanti anni, ormai, è una coscienza libera e un grillo parlante della sinistra storica. Della sinistra vera. Anche davanti allo scandalo Ranucci-Report, non lo troviamo allineato con il branco dei conformisti in cerca di un nuovo eroe. Proponiamo la sua intervista dal Corriere.it:

di NATALIA DISTEFANO

«Non sto con Ranucci perché, al di là di ogni questione giudiziaria, consapevolmente o meno, si è fatto partecipe del teatro delle vanità che ha sostituito il giornalismo da tempo». Vauro, vignettista, da sempre refrattario agli ordini di scuderia, rifiuta di arruolarsi nella crociata a difesa dell’ex conduttore di Report.

Cosa gli rimprovera?

«Il narcisismo. Così spinto da autoproclamarsi martire. Si è paragonato a Moro, Falcone e Borsellino. Voglio dire: Ranucci sostiene che Lavitola abbia dei problemi psicologici, e probabilmente è vero, ma si vede che chi ha problemi psicologici si attrae a vicenda. Paragonarsi a delle vittime di mafia, quando lui non è affatto morto in quell’attentato “amoroso”, stando a come lo racconta Lavitola, mi sembra l’apice di questo teatrino delle vanità. Sono convinto che Ranucci non abbia organizzato da solo il suo attentato, ma non capisco perché un personaggio del genere debba divenire l’icona della sinistra, se di sinistra si può parlare. Non lo attacco né lo difendo, però avendo letto qualche pagina del suo libro, uno che si vanta di insidiare le stagiste…».

Questione di etica?

«Non sono un moralista ma non mi pare il caso di vantarsi di certe cose. È questione di statura della persona. Lui è anche bassetto, ma insomma, non è a quello che mi riferisco. Una cosa sola è chiara in questa vicenda: lo squallore, la desolazione, il bassissimo profilo di questi rapporti intrecciati».

Quali?

«Non entro nel merito della questione giudiziaria ma in quella della compagnia di giro della politica e dell’informazione, che purtroppo molto spesso coincidono: sono l’una la ricaduta dell’altra. Il risultato è questa figura strana, per me poco comprensibile, dell’opinionista. Potremmo fare l’elenco di quelli della destra e quelli della sinistra, tanto sono sempre gli stessi. Ognuno ha la sua parte in commedia, non è più questione di opinioni, ma del loro monopolio e dell’interscambio da uno show all’altro dei portatori di opinioni, già di loro mediocri, degli schieramenti politici. Ranucci, per quanto mi riguarda, potrebbe condurre Report come Grande Fratello. Poco cambia».

Lei dice di stare «da un’altra parte», quale?

«Catalizzare il dibattito su “Ranucci sì” e “Ranucci no” significa solo alzare un polverone per offuscare altri problemi più gravi. Dov’è finita l’informazione? Quali sono i rapporti tra informazione e politica, e tra politica e finanza? Altro che inchieste! Servirebbe una mobilitazione dei giornalisti. Invece io vedo solo circoletti. Ranucci è considerato nell’alveo della sinistra, allora la sinistra lo difende. Ci sono guerre ovunque, un genocidio in corso, il pianeta si ribella con alluvioni e incendi, mentre il cosiddetto fronte progressista parla di woke (che io pensavo fosse una padella) e si immola sull’altare di Ranucci. Solo polveroni: Garlasco, la famiglia nel bosco… Anche la polvere di Ranucci si depositerà. Io sto dalla parte di chi ha un rigurgito acido davanti a tutto questo. Dalla parte di una satira che non fa comicità, ma rompe ancora le scatole».

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