E’ la foto del giorno, della settimana e magari anche del mese: a Vicenza, in un teatro (dell’assurdo), il neo duce Vannacci e il radiogiornalista Cruciani (quello che si lava il 29 febbraio, per non sprecare acqua e per fare il trasgressivo, più per fare il trasgressivo che per risparmiare acqua), tutti e due si mettono a torso nudo (mi ricordano qualcuno…) e indossano la maglietta con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”. Tripudio di folla, standing ovation e acclamazioni virili di neo-populisti nell’arena.
Mario Roggero, per la cronaca (nera), è l’orefice di Grinzane Cavour che nel 2021, quando tre rapinatori entrarono aggredendo e minacciando lui, la moglie e la figlia, sparò ai delinquenti in fuga uccidendone due e ferendo gravemente il terzo. Quasi 15 anni la condanna, nel 2025, perchè la giustizia non gli ha riconosciuto la legittima difesa, avendo sparato quando il fatto era già concluso…
Fermiamo le chiacchiere e riconosciamolo sinceramente: là in fondo, nella zona scura del nostro io, ben nascosta per non farsi trovare dalla coscienza, la parte peggiore di noi ci spingerebbe a vestire tutti quanti la maglietta del duo Vannacci&Cruciani. E’ la parte che ci dice ma tu guarda che razza di giustizia, se quei tre fetenti non fossero entrati in casa d’altri non sarebbe successo niente, loro sarebbero ancora vivi e il gioielliere mai si sarebbe sognato di diventare un assassino, invece non ha esitato, spaventatissimo, per difendere la sua famiglia e tutto il suo mondo, costruito con tanti anni di lavoro, eccetera eccetera.
E’ in definitiva il discorso dei Vannacci e dei Cruciani, molto fondato, molto emotivo, molto istintivo. La paura non è di destra (se una volta lo capisse anche questa sinistra all’uncinetto concentratissima sui diritti dei gay), la paura è di tutti, non bisogna negarlo, altro che paranoie e psicosi, dillo alla nonna che per strada viene scippata e sbattuta a terra, magari senza che si riprenda più del tutto, dillo al nonno che viene truffato sull’uscio di casa, dillo alla studentessa che ha il terrore di attraversare il piazzale della stazione, e tutto quanto il resto.
Però. Quando la parte brutta di noi sta per mettersi la maglietta di Vannacci&Cruciani, miracolosamente riemerge da chissà dove la parte migliore di noi, quella che tutti i giorni mortifichiamo e prendiamo a sberle, ma che immancabilmente trova il modo di rimetterci i piedi sul tavolo e di pretendere attenzione, adesso caro mi ascolti, costi quel che costi. Stavolta, questa parte migliore ci spiega semplicemente che un conto è la pulsione dell’istinto di sopravvivenza, è la pretesa di sicurezza e di giustizia giusta, ma tutta un’altra faccenda è usare questi umanissimi impulsi come bandiera politica, costruendoci sopra un partito, speculando pesantemente per sgraffignare voti alla Meloni, trasferendo il far-west nell’agone nobile degli ideali e dei valori.
La parte migliore di noi, se ancora esiste, se ancora ha voce in capitolo, dice alla parte peggiore che l’orafo Roggero merita comprensione e solidarietà, ma che ugualmente la legge va accettata, sempre e comunque, quando le sentenze ci piacciono e quando non ci piacciono, perchè se lasci fare ai Vannacci e ai Cruciani magari risparmi tanta acqua della doccia, questo sì, ma corri dritto a sbattere contro il muro dell’intolleranza, della prepotenza, della forza, della demagogia.
In altre parole, andiamo tutti a sbattere contro il muro della parte peggiore di noi, la stessa che da secoli, in quanto civiltà, stiamo cercando di tenere a bada, peraltro senza risultati così incoraggianti.
