Parte il nuovo anno scolastico e partono anche le nuove, rivoluzionarie indicazioni sui metodi di insegnamento. Tra le proposte più avveniristiche risulta il recupero della memoria, delle poesie imparate a memoria proprio, metodo che non a caso tutti ben ricordiamo, molto più delle poesie.
L’idea va un po’ contro la deriva antinozionistica della scuola degli ultimi anni e un poco ci può stare, ci mancherebbe, non fosse che il nostro prode Valditara fa di tutto per rivestirla di anacronistica e un poco ideologica ingessatura. Fin dalle elementari, dice Valditara intervistato da “Famiglia Cristiana”, ci sarà spazio per un’infarinatura di epica classica, mitologia greca e orientale e saghe nordiche. E passi, di nuovo, ma allora la mitologia del continente nero, quella sudamericana, quella polinesiana?
Povero Valditara però, non ci va bene mai niente. È che lui fa l’impossibile per rendersi prevedibile, lui e il cerchio magico delle innovazioni, al punto che nel corso dell’intervista arriva un momento sconvolgente, inatteso, illuminante. Solleticato probabilmente dal ricordo di quando a scuola, o a casa in famiglia a Natale recitava la poesia imparata a menadito, con piglio e trasporto da madeleine proustiana tiene a farci sapere quali sono le liriche rimaste scolpite nella sua memoria e a sentire i titoli chi se lo aspettava?
Tre titoli imprevedibili, oscuri: “L’infinito” di Leopardi, innanzitutto, “Il cinque maggio”di Manzoni poi, e “La cavallina storna” di Pascoli infine.
Titoli e autori inattaccabili, sia chiaro, ma un poco di estro ogni tanto no? Sembra più la lezioncina preparata in mancanza di meglio, in mancanza di ricordi più vividi e personali. Che la memoria l’abbia tradito sul più bello?
No, semplicemente tocca stare nel canone sempre, uscirne richiede appunto estro e soprattutto conoscenza profonda, ma al di là della memoria, siamo poi sicuri che invogliare i piccoli di oggi passi da quei riferimenti? A proposito del componimento di Leopardi, Valditara tiene a dirci che impressa gli è rimasta soprattutto l’immagine del guardare oltre l’ostacolo e dello spazio aperto alle possibilità della mente umana, “una straordinaria apertura verso la libertà interiore”.
Niente da obiettare, una vera lectio magistralis, un tocco di classe assoluto. Solo, il timore che quell’infinito finirà per naufragare nell’orizzonte ignorato e inesplorato dei tempi che corrono e che saranno.
