TUTTI CELEBRANO S.FRANCESCO: MA PROVARE AD ESSERLO UN PO’?

Tutto un Paese improvvisamente francescano. Lo celebrano le autorità istituzionali, da La Russa alla Meloni (della premier il miglior aforisma: “un uomo che ha lasciato tutto per trovare tutto”, se è suo complimenti al massimo livello, se gliel’hanno suggerito complimenti al suggeritore). Benigni puntuale con il suo monologo. Cazzullo ci ha messo sopra il cappello in largo anticipo, scivendoci libri e facendoci tramissioni tv, diventandone non so a quale titolo il biografo e il portavoce moderno, il che è a dir poco curioso, ricordando sempre che Francesco è sobrietà, distacco dalle cose mondane, altruismo, umiltà, povertà, semplicità, e magari qualcuno spieghi cosa ci ha capito sul serio la primadonna Cazzullo.

Siamo ai limiti estremi di un paradosso all’italiana: questa terra e questi tempi di arrivismo, opportunismo, cinismo, conformismo, furbizia, egoismo, narcisismo, questi tempi e questa terra celebrano un patrono contrario, praticamente l’anti-italiano assoluto, il vero opposto che non c’entra niente. Guarda caso, l’omaggio più grandioso e più vero è quello del Papa in San Pietro: “Vorrei ricordare oggi un operaio del Signore…”.

Tutti lo citano, tutti lo osannano col turibolo in mano, politici con la cotenna e soubrette in svendita, senza minimamente avvertire almeno un minimo di disagio, un dosaggio di pudore, trovandoci davanti proprio all’esempio e al modello che più di tutti mettono in crisi il nostro modo d’essere e ci fanno sentire meschini come pidocchi.

Francesco d’Assisi merita tutta questa venerazione, ma con l’accortezza di esprimere dichiaratamente quanto l’abbiamo tradito e rinnegato, con questi nostri costumi moderni essenzialmente consumisti, palancai, vanitosi. Citiamo il suo distacco dalle cose materiali, citiamo la sua scelta di stare sempre con gli ultimissimi, citiamo la sua capacità profetica di aprirsi al mondo, citiamo la sua beatitudine contemplativa, citiamo in altre parole una vita che abbiamo preso a botte e seppellita spietatamente da ormai troppi anni.

Se l’Italia che sceglie San Francesco patrono fosse idealmente francescana, anche solo al 5 per cento, sarebbe un’Italia tutta diversa. Invece, da veri farisei, ci facciamo pavoni il 4 ottobre con il suo mito, mettiamo tutti la maschera degli ammiratori-devoti-seguaci, facendone anche una moda dopo quella di Padre Pio, ma appena fuori dalla porta lo prendiamo a calci nel didietro (ad Assisi ci sono gioiellieri che espondono in vetrina il Tao, massimo emblema di Francesco, in oro e diamanti). Qualcuno spieghi se è accettabile una festa nazionale di questo livello. Sapendo tra l’altro che solo tra qualche giorno ci metteremo tutti in coda per una bella festa di Halloween…

Per fortuna, Francesco sta sopra e oltre la nostra miseria. E’ lì a portata di mano, con la sua vita e le sue parole, per chiunque voglia farsi contaminare da certi valori. Chi prova anche solo maldestramente a ispirarsi davvero, non ha certo bisogno del 4 ottobre.

In questa giornata particolare, che lo evoca tra pompe ipocrite e rievocazioni interessate, mi limiterei a proporre sommessamente di prendere o riprendere in mano un libro, la stupenda biografia scritta da Paul Sabatier. Vale più di qualunque celebrazione e di qualunque Cazzullo. Basta da solo a spiegarci il mistero assoluto di un uomo divino. Inarrivabile, però almeno imitabile. Per chi abbia voglia o sia in grado di capire, prima e dopo il 4 ottobre.

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