SE IL NEMICO E’ IL CIBO

di LUCA SERAFINI – Lorenzo aveva 20 anni. Era bello, era alto un metro e novanta.

Pesava 50 chili quando il 3 febbraio del 2020 quella sigla lo sconfisse, tre lettere tatuate nell’anima e che in Italia affliggono quasi 4 milioni di ragazzi, uccidendone quasi 4000 all’anno secondo l’Istituto Superiore della Sanità. Dca, disturbo del comportamento alimentare. Anoressia e bulimia, si traduce. Nell’immaginario collettivo, un modus vivendi per aspiranti modelli o ballerine. O un letale rifugio per depressi. Nella realtà, una malattia vera e propria, non riconosciuta a livello scientifico né amministrativo.

Persa la battaglia della vita di Lorenzo Seminatore, la madre Francesca Lazzari ha iniziato la guerra con il suo triste, pesante fardello nel cuore, diviso con gli altri 3 figli, Edoardo, Pietro e Carlo Alberto, che le danno forza e coraggio: una lotta senza confini per dare visibilità, dignità e soprattutto cure a chi soffre di questa patologia subdola e sovente spietata (l’indice di mortalità oscilla tra il 4 e il 7%).

“Lorenzo ha cominciato a soffrire a 14 anni”, racconta Francesca. “Siamo riusciti a ricoverarlo solo 2 anni dopo, privatamente perché l’interminabile attesa tramite ASL era snervante e soprattutto non ci avrebbe fatto avere il nullaosta per poterlo avviare in una struttura residenziale dedicata fuori regione, in Valle D’Aosta. Noi siamo di Torino”.

Il ricovero dura un anno, al termine del quale Lorenzo pesa 20 chili in più “e ha lo sguardo vivo”, ma con l’approssimarsi degli esami di maturità il problema si ripresenta.

Nel frattempo, Lorenzo è maggiorenne e può decidere da solo se farsi curare o no: il Dca danneggia l’esofago, i reni, i denti (a causa degli acidi), crea problemi cardiaci, ginecologici, epidermici, ma anche al cervello. Perché lo stress, l’ansia, lo squilibrio del proprio fisico ha ripercussioni psicologiche pesanti. Così per due volte, dopo altrettanti ricoveri d’urgenza in ospedale, dopo giorni e giorni di terapia intensiva, Lorenzo viene trasferito in reparto, da dove si autodimette: “Era convinto di farcela da solo”, dice Francesca, “ma la dieta danneggia le facoltà cognitive. Lorenzo non era in grado di scegliere, rifiutare le cure significava condannarsi da solo…”.

La madre supplica un TSO (trattamento obbligatorio), ma per i disturbi alimentari non è previsto. L’ultimo ricovero nel dicembre 2019, poi la resa un anno fa. Ed è lì che comincia il percorso di guerra di Francesca Lazzari. “Il problema più grosso è appunto che il disturbo alimentare non viene riconosciuto come malattia, di conseguenza mancano percorsi di cura dedicati, ambulatori e strutture residenziali. Così abbiamo fondato l’associazione ‘Così come sei’, con l’obiettivo di informare e supportare famiglie e ragazzi che soffrono di Dca. Insieme ad altre associazioni abbiamo lanciato una petizione e una raccolta di firme (change.org) per richiedere che i disturbi alimentari vengano inseriti nei livelli essenziali di assistenza (Lea). Ciò obbligherebbe le Regioni a dotarsi di strutture e percorsi di cura adeguati”.

“Così come sei” vive attualmente su Facebook e sta creando un sito internet dedicato. I prossimi passi sono quelli di aprire un punto di ascolto a Torino e organizzare incontri informativi nelle scuole. Nella sua lotta Francesca Lazzari è affiancata da Stefano Tavilla, fondatore di “Mi nutro di vita” (minutrodivita.it), presente anche su Facebook, Twitter, Instagram. La figlia di Stefano, Giulia, aveva 17 anni quando se n’è andata, il 15 marzo 2011. Da allora se non altro Stefano ha ottenuto che – nel 2018 – il 15 marzo fosse celebrato come “Giornata nazionale del fiocchetto lilla per i disturbi alimentari”. Un punto di partenza da cui Tavilla aveva iniziato il suo cammino da solo (“Infatti quest’anno celebro la decima edizione del fiocco lilla”, dice orgoglioso, “perché per me il 15 marzo è quello del 2011”).

Anche lui ha obiettivi precisi: “Poche Regioni hanno percorsi adeguati per affrontare questo problema, per cui chi ne è afflitto deve affrontare sistemi di migrazione insopportabili. Bisogna arrivare all’uniformità di cura e ottenere il riconoscimento del Dca come malattia”.

Perché l’anoressia e la bulimia non sono una scelta, non sono una conseguenza. Non sono un vezzo o una ribellione. Sono mostri, che stanno cominciando ad avvicinarsi anche ai bambini, esattamente come la febbre, il raffreddore, la varicella. Come una qualsiasi malattia, insomma. Una malattia.

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