A questo punto, ci siamo giocati anche “Report”. Il che rappresenta il vero trionfo di TeleMeloni e dei La Russa, gente a cui di Ranucci importa poco o niente, perchè a loro importa solo staccare la spina agli ultimi residui di giornalismo libero e civile. Con queste nomine dei genialoidi Rai, con le reazioni della redazione, con il codazzo di invidie e di veti incrociati, ormai sta crollando anche il simbolo di libertà e pulizia: “Report” si rotola nel fango della mediocrità e dei bassi intrighi politici, sarà dura, molto dura, tornare a vederlo come la riserva indiana del vero giornalismo.
Tutto questo disastro – un capolavoro per i La Russa – ha però un vero responsabile, altro che santificazioni: Sigfrido Ranucci. Fosse davvero in buona fede, fosse davvero la persona seria che si pensava, avrebbe subito disgiunto il proprio destino da quello della tramissione. Invece. Invece ormai ne ha approfittato e la usa per diventare eroe, vittima, martire a tempo pieno, trascinando la tramissione nel suo baratro inesorabile.
Ranucci però ha poco da raccontarla: nessuno pensa che abbia commesso reati, ma c’è qualcosa di peggio, c’è questa sua decennale amicizia intimissima – la lui stesso subito orgogliosamente rivendicata – con Lavitola, cioè a dire con uno dei personaggi più sinistri e inquietanti della storia repubblicana. Di questo, solo di questo, dovrebbe rispondere. E se ancora qualcuno riesce a dire “ognuno ha gli amici che preferisce”, sarebbe il caso di replicare una volta per tutte che certe amicizie sono sentenze. La colpa non è penale, è molto peggio: è morale. Dice più niente questa parola?
Anzichè andare in giro come una madonna candelora per serate in piazza (25 euro in prima fila), Ranucci dovrebbe fare una cosa sola: scansarsi. “Report” non è Ranucci, non lo è mai stato. Se mai “Report” è Gabanelli, ma sì dà il caso che la Gabanelli a un certo punto si sia fatta da parte proprio perchè non voleva più questa identificazione tra sè e il suo programma, voleva fermamente che a un certo punto “Report” non fosse più Gabanelli.
E figuriamoci allora se può passare questa nuova equazione, non c’è “Report” senza Ranucci. Questa è un’idea per i cervelli all’ammasso, per la mediocrità conformista, di questa sinistra a pappagallo che ormai va via in automatico, per puri slogan, senza più alzare la testa e badare gramscianamente alla sostanza. Poveretta la Schlein, povero il vero popolo di sinistra, se il nuovo mito è l’amico di Lavitola. Significa che non c’è più speranza, che questa sinistra lavora giorno per giorno con un unico obiettivo, consolidare al potere i La Russa e i suoi simili. Peccato che in tutto questo finisca ancora una volta a pagare il Paese reale. L’Italia che si impicca a Ranucci amico di Lavitola ha tutta l’aria di un malinconico capolinea. Ma a quanto pare non interessa a nessuno. Tutti in prima fila (25 euro) per ascoltare le litanie del Ranucci dolente, ultimo eroe della libertà. Certo, come no, a cena con Lavitola che mette le bombe, le bombe per il tuo bene, le bombe in senso buono. Ma bombe. Dal Paese reale al Paese surreale.
Ps: allego il link per una breve biografia di Lavitola (una delle tante, questa è del Post), più che altro a servizio di chi continua a considerarlo un amico come un altro, dai, chi è che non ha un amico del cuore come Lavitola? Non è faticoso leggerla. Può servire per parlare a ragion veduta, conoscendo davvero gli elementi essenziali di chi e di cosa si sta parlando, metodo peraltro sempre meno praticato da chi ormai spara solo giudizi per sentito dire.
https://www.ilpost.it/2026/07/08/chi-e-valter-lavitola/
