RAGAZZI, VI HANNO FREGATO

di CRISTIANO GATTI – Se fossi fuori dovrei afferrarmi al primo lampione, qui in casa devo chiudere subito le finestre per arginare la corrente d’aria: sono gli effetti del biblico fiuuuuu con cui la collettività ha accolto la notizia della maturità senza scritto.

Esultano i ragazzi che non lo faranno, profondo rammarico per chi solo fino all’anno scorso ha dovuto affrontarlo, timidi e impronunciabili sogni per chi ci arriverà nei prossimi anni (hai visto mai che magari questa seccatura sparisca per sempre). E a dirla tutta mi pare che ancora più dei ragazzi esultino i loro genitori, euforici per la rimozione del pesante ostacolo dalla corsa delle creature verso il prestigioso pezzo di carta.

Mi rivolgo solo ai ragazzi, ai pochi che avranno voglia di ascoltare senza prendermi subito per trombone e pedante: giovani amici, vi hanno fregato alla grande. Date retta: saltare lo scritto, esame o non esame, è una gran brutta notizia, per voi. Certo bisogna cambiare la visuale: se la maturità è solo un fastidioso passaggio a livello che prima alza la sbarra e prima ce ne andiamo, allora bene così. Niente scritto e via veloci come il vento.

Ma da un altro punto di vista, dal punto di vista della vostra personalità, della vostra umanità, della vostra armonia (come vedete, non uso maturità), sbarazzarvi della scrittura è una colossale menomazione. Non pensate sbrigativamente che questa sia la predica scontata di un tizio che scrive per mestiere. Non è così. Prima di tutto, parla un tizio che scrive per passione, tutta un’altra faccenda. Ma a parte il caso mio personale, che non c’entra nulla, la fregatura resta. Vi investe in pieno.

Io non mi addentro nei motivi che hanno reso impossibile lo scritto. Resto allo storico risultato. E vi dico: peccato, un enorme peccato. Perchè quello della maturità non è un semplice tema: per tantissimi, secondo me per la maggioranza, è l’ultima occasione di guardarsi allo specchio, confrontarsi con se stessi e provare a mettersi a nudo, nero su bianco, nel senso più nobile della faccenda.

Scrivere non è una cosa da niente. Basta leggere un po’ Facebook, o la messaggistica moderna nelle sue varie forme, per comprendere cosa intendo dire: tutti possono scrivere, pochi sanno scrivere. E chiaramente non parlo di stile, di estetica, di pura tecnica. Tutta un’altra cosa. Parlo della possibilità, ormai sempre più remota, di prendersi un proprio tempo per mettere in ordine qualche pensiero, qualche riflessione, qualche opinione. Scrivere è ricomporre se stessi, mettere assieme i pezzi sparsi qua e là. Certo, è quello che ormai fanno tutti a tutte le ore, come possiamo vedere nei canali scritti e orali del mondo esterno: tutti sono grafomani, tutti dicono la loro nei e sui talk-show. Ma la differenza è abissale: là fuori, nel caos rabbioso della mischia, c’è un sacco di gente che si esprime prima di pensare. Quando si scrive – intendo seriamente, in un articolo, in un tema, in una lettera, in un romanzo, in un saggio, in una tesi – il sistema si capovolge: prima di esprimersi, bisogna pensare.

Purtroppo, la stessa scuola ha via via smantellato questa operazione vagamente sacra. Ricordo una volta il buon Veltroni, lui che scriverebbe anche sui muri, quando saltò su per dire come il tema scritto fosse superato, da abolire all’istante, nel suo progetto di scuola ideale. Voleva scrivere solo lui, forse.

Ragazzi, non cadete in questa imboscata. Va bene, non farete lo scritto alla maturità. Purtroppo è andata così. Ma non esultate. Siate tristi. Rammaricatevi. Era un’occasione unica e irripetibile di misurarvi con il vostro dentro, il vostro profondo, diciamo pure con la vostra sapienza e la vostra saggezza. Non so quante ne avrete ancora, andando avanti con la vita. Sui posti di lavoro vi condanneranno a scrivere mail da qualunque posto, a qualunque ora. Vi chiederanno report e feedback in continuazione. Pretenderanno curriculum sempre più gonfi e sempre più finti, tanto che molti di voi andranno a farseli confezionare pagandoli salatamente da sedicenti specialisti, per poi nemmeno aprirli perchè sono troppo gonfi.

Ma un vero scritto vostro, la vera occasione per riordinare e mettere a bolla il vostro sentire interiore, non so quando capiterà. A quanti capiterà. E’ pur vero che tutti gli italiani, si dice, conservano un romanzo imperdibile nel fondo del cassetto. Ma non è di romanzieri che sto parlando. Parlo semplicemente della scrittura come via diritta per sentirsi, anche solo per pochi minuti, un po’ migliori.

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Un commento su “RAGAZZI, VI HANNO FREGATO

  1. FIORENZO ALESSI il said:

    Carissimo Dott. Cristiano Gatti,
    Grandissima verità!
    Prima di SCRIVERE occorre(rebbe) PENSARE.
    Dedicandosi, non semplicemente “prendendosi”, il TEMPO necessario a quella che voglia e possa essere una RIFLESSIONE seria.
    Ho inteso evidenziare parole che temo siano nel …baule della nonna.
    Se non sbaglio, una volta si diceva così .
    Di questi tempi , più che un baule ritengo sia uno SCRIGNO.
    I gioielli , come le cose preziose di famiglia, se possibile era usanza preservarli e poi tramandarli.
    Ho già detto tutto.
    Cordialità.
    Fiorenzo Alessi

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