QUELLI CHE ESORCIZZANO IL COVID COMPRANDOSI LA ROLLS ROYCE

Notizia apparsa sui media: “Rolls Royce, boom di vendite nel 2021. Il ceo: ‘Con il Covid molti hanno capito che la vita è breve’”. Sottotitolo: “L’azienda batte il proprio record storico in 117 anni di storia, con 5586 auto vendute. Secondo l’amministratore delegato Torsten Müller-Ötvös la pandemia avrebbe inciso nelle scelte dei clienti”.

Resto basito. La sera stessa avevo un po’ di tempo libero e ho visto “Fantozzi va in pensione”. Di fronte a questa notizia, mi sento molto Fantozzi. Il mese scorso ero felicissimo. Avevo pagato la quarantesima rata per l’acquisto della mia automobile: una Grande Punto Fiat. Ero felicissimo perché, finalmente, non avevo più quei dannati 204 euro da pagare, puntualmente, al 28 di ogni mese. Davvero sono un Fantozzi da strapazzo. Mi accontento di una Fiat, mi accontento di una Grande Punto e, soprattutto, mi accontento, anzi: sono felice semplicemente perché non devo più pagare la rata.

Ma, Fantozzi finché si vuole, non rinuncio comunque a capire. I 5586 clienti Rolls Royce non è che acquistando quella macchina hanno allungato la loro vita. La vita, anche quella di un cliente Rolls Royce, resta breve. Soltanto, con quell’aggeggino a portata di mano, possono permettersi il lusso della sensazione che la vita è, sì, breve, ma è piena. Sfido io: la vita breve che si diverte con Rolls Royce non è come la vita breve che si diverte con una Grande Punto. Grande finché si vuole, ma Punto è e Fiat resta. Eppure, al di là di tutto, resiste ostinato un punto in comune fra i 5586 e me: che la vita è breve: la loro e la mia.

Sempre per tentare di capire sono andato a rileggermi qualche passaggio di quel vecchio barbogio scontento che è Blaise Pascal. Possiamo rileggerlo senza andare in crisi. Fra lui e noi ci sono quattrocento anni. Eppure, come a tutti i barbogi e a tutti i vecchi, Blaise Pascal ti mette un certo rughino nello stomaco. Siamo nel ‘600 francese. Il re è Luigi XIV, il grandioso “Re Sole” che vive nella lussuosa reggia di Versailles. Molière lo diverte con le sue mirabili commedie, Racine lo commuove con le sue intensissime tragedie, Lulli compone le sue musiche per lui… Il re si diverte, ride, piange e balla come tutti. Ma non gli basta la contemplazione della sua grandezza? Chi bisogno ha, il grande Re Sole, di mettersi a ballare come l’ultimo dei suoi cortigiani?

Pascal commenta. “Se ne faccia la prova: si lasci un re completamente solo, senza nessuna soddisfazione dei sensi, senza nessuna occupazione della mente, senza compagnia, libero di pensare a sé a suo agio; e si vedrà che un re privo di distrazioni è un uomo pieno di miserie (…) I re son circondati da persone che si prendono una cura singolare di evitare che restino soli e in condizione di pensare a loro stessi, ben sapendo che, se ci pensassero, sarebbero infelici, nonostante che siano re” (B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino, 1967, pag. 157).

La differenza fra il Re Sole e i 5586 è che quello disponeva di una intera corte, di Molière e di Racine. I 5586 hanno a disposizione solo una macchina. Hanno dovuto soltanto spendere qualcosa per comprarla e devono soltanto uscire in strada di tanto in tanto, in modo che la gente li veda. Poi rientrano e si accorgono che non hanno né riso né pianto. E soprattutto si accorgono che la vita, nonostante la Rolls Royce, breve era e breve resta.

 

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