Cosa pensiamo della Sanità pubblica italiana? E soprattutto, cosa vediamo nel futuro della Sanità pubblica italiana?
In attesa di capire definitivamente quanti sono e come verranno destinati i fondi per la Sanità nella nuova manovra finanziaria, conviene dare uno sguardo ad alcuni dati che lasciano interdetti. Li riporta Michele Bocci su “Repubblica” e lasciano senza parole, perché sono in realtà la spietata conferma di quello che temevamo: “L’anno scorso, per la prima volta in dieci anni, sono stati di più i medici che si sono dimessi volontariamente dal sistema sanitario pubblico, 3.767, rispetto a quelli che sono andati in pensione, cioè 2.876.”.
Sono dati che vanno analizzati, ma d’istinto affiora prepotente la certezza che la vera manovra è quella in corso da diversi anni e che vuole un Servizio Sanitario Pubblico sempre meno efficiente e sempre meno appetibile per i professionisti, medici e persino infermieri. Una manovra che sta riuscendo alla perfezione, perfezione chirurgica, visto l’ambito, senza alcun sarcasmo possibile.
I dati sono diversificati per regione, ma la sostanza quella è, nemmeno possiamo appellarci alle mancate assunzioni ora, perché a questo punto uno dei nodi più critici non riguarda le entrate, bensì le uscite, una sorta di denatalità della professione medica nella Sanità Pubblica, non per mancanza di persone, ma per una fuga in massa.
Dice Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao, il principale sindacato italiano dei medici e dei dirigenti sanitari: “Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti. A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto”.
Tutto appare molto roseo, come si vede. Cosa servirebbe è evidente a tutti, esattamente il contrario di quello che sta accadendo: incentivi economici, assunzioni tutelanti, turni e squadre di lavoro adeguati, riforma della responsabilità professionale e via dicendo. Ci allungheranno carezze snocciolando numeri e milioni di euro stanziati, ci diranno che i fondi sono maggiori di quelli destinati l’anno precedente, ci ripeteranno molte delle cose che già sappiamo false e comunque inefficaci, in tutta evidenza, considerato l’affanno su tutti i fronti, dai medici in fuga ai pazienti in fila indiana.
Un dato come quello riportato da Michele Bocci difficilmente lo sentiremo raccontato nei TG nazionali di rappresentanza, ma è un allarme che rischia di essere la sirena definitiva, il punto di non ritorno, e temo che molti tra coloro che tengono le redini lassù lo sappiano bene e anzi ne siano orgogliosi.
La sensazione più tragica è che la manovra più subdola e più infida stia avendo successo, come si diceva: che la Sanità Pubblica per qualcuno dovesse morire, a favore della lucrosa privata, era più che un sospetto. In pochi hanno il coraggio di ammetterlo, adesso è ancora più evidente.
