PICCOLO RINASCIMENTO DA COVID

di GHERARDO MAGRI – Cronaca di un fine anno aziendale nell’anno del Covid. Sono saltate tutte le abitudini consolidate, fin dalla prima ondata. Smart working coatto, niente più meeting in presenza, cancellati gli incontri anche tra poche persone, convertiti online i corsi di formazione, show-room chiusi ai visitatori e così via. Una vera rivoluzione, affrontata con spirito di adattamento insospettabile. Chi più chi meno, ci si è inventati nuovi ritmi e nuove consuetudini.

Nemmeno il tentativo di ritorno alla “normalità” del 18 maggio ha cambiato l’atteggiamento prudente adottato con grandi consensi. Infatti, alle prime avvisaglie della seconda ondata, abbiamo deciso dal 29 ottobre un secondo lockdown aziendale totale, questa volta non obbligatorio. Fino a gennaio, data ancora da destinarsi in funzione dei rischi che ci saranno al momento.

Facendo due conti, l’azienda è stata chiusa cinque mesi su dodici. Aggiungendoci un po’ di ferie forzate, arriviamo quasi al 50% di un anno. Un modo statistico di vedere la dimensione del problema, enorme. Nonostante tutto ciò, il business è andato avanti e i numeri molto foschi che si prevedevano a marzo-aprile non si sono realizzati. E per fortuna c’è stato pure un recupero piuttosto sorprendente.

Ma ciò che non è mai mancata è stata una grande partecipazione di tutti nei momenti difficili, ognuno di noi ha tirato fuori il meglio di sé. Nelle vere emergenze, si sa, o ci si unisce o va tutto a catafascio. Come nella vita, così nelle aziende. Le cose non accadono per caso, però. Se le organizzazioni non vengono seguite con cura e determinazione nei momenti ordinari, non ci si inventa un team vincente in quelli straordinari. E’ un cammino tenace e lungo, costruito pezzo per pezzo, facendo sentire chiunque importante per il successo dell’azienda. Il vero duro lavoro lo si deve fare ogni giorno, quando potrebbe sembrare non necessario

E’ altrettanto decisivo scegliere il come fare le cose, non soltanto il cosa. Nel nostro caso, il segreto è stata la comunicazione: parlarsi e scambiarsi opinioni di continuo, sollecitare nuove idee. Il suggerimento è venuto proprio da uno di noi, che desiderava essere informato e non perdere il contatto. Ho preso la palla al balzo e mi sono messo a scrivere un “diario di bordo” giornaliero contenente notizie sul business, commenti sulle cronache e riflessioni in diretta sull’esperienza del Covid. Questo fil rouge è durato 83 giorni consecutivi (compresi sabati e domeniche e feste varie), durante i quali sono fioriti scambi di pareri su tanti argomenti, coinvolgendo molte persone e facendo emergere parecchi nostri lati sconosciuti. In tempi normali non sarebbe mai accaduto. Da fine ottobre, al secondo self-lockdown, è ripartito il diario di bordo 2, ancora più effervescente. Nascono suggerimenti con recensioni sulle letture di libri per il week-end, ci si scambia articoli interessanti, si effettuano sondaggi volanti, si dà il via a un’iniziativa di solidarietà che vede la partecipazione di oltre cento colleghi. Insomma, un piccolo “rinascimento” gestito da remoto.

Nella convention di fine anno – pardon, durante lo streaming di fine anno -, la condivisione di una bella sorpresa: il diario di bordo stampato in edizione speciale e spedito a casa di tutti i colleghi, senza preavviso. La rivincita di uno strumento analogico, in mezzo a tanta virtualità digitale, che racconta la storia di tutti vissuta in diretta e pensato per rimanere con noi per sempre.

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