OCCHIO AL NARCISO

di MICAELA UCCHIELLI (psicologa e psicoterapeuta) – Molti conosceranno il mito di Narciso e della sfortunata Eco che di lui si innamorò.

Si racconta che Narciso fosse di una bellezza che, equiparabile a quella di un Dio, fu la causa della sua tragica fine. Sua madre Liriope si rivolse un giorno a Tiresia per conoscerne il destino: il giovane avrebbe avuto lunga vita a patto di non conoscere mai se stesso.

Ma Liriope non comprese e dimenticò.

Narciso divenne intanto un giovane uomo di cui tutti, uomini e donne, si innamoravano perdutamente e che lui, sistematicamente e con orgoglio, respingeva.

Un giorno, mentre cacciava nel bosco, incontrò la ninfa Eco che condannata dalla vendetta di Giunone a ripetere solo le ultime sillabe delle parole altrui, non potendo dichiarargli il suo amore corse ad abbracciarlo.

Narciso la respinse bruscamente e la povera Eco si consumò straziata: di lei restò solo la voce.

Narciso fu allora punito da Nemesi, la dea della vendetta, per la sua insensibilità; specchiandosi in una fonte in cui stava abbeverandosi, si innamorò perdutamente dell’immagine che vide riflessa, ma quando si accorse che era la sua, realizzando l’impossibilità di quell’amore, si lasciò morire. Come profetizzato.

Il mito ci lascia in eredità un fiore, simbolo di grazia e bellezza, e un significante, il narcisismo, che indica una categoria di soggetti che, come Narciso, sono così infatuati di se stessi da non essere interessati ad altro.

Sicuri di sé e dotati di grande carisma, i narcisisti, dice Freud, affascinano e seducono come possono sedurre certe belle donne e i gatti persiani. Si mostrano appagati, completi e apparentemente bastanti a se stessi.

Se i narcisisti esercitano grande fascino su tanti di noi nevrotici è perché, a differenza loro, non sappiamo cosa desideriamo e questo ci rende mancanti e vulnerabili.

Quando entriamo in relazione con un “vero narcisista”, è bene sapere che ci considera come degli specchi con la funzione, l’unica, di restituirgli quell’immagine grandiosa che egli possiede di sé.

Per via dell’importanza che si attribuisce, egli esige il soddisfacimento immediato e non procrastinabile dei suoi bisogni che, se frustrati, generano un sentimento di rabbia di stampo infantile.

Ogni narcisista possiede infatti un talento speciale: non sopporta, proprio non regge il no. Lo vive come ferita al suo ego smisurato. A causa della sua sensibilità eccessiva ad ogni parola che gli viene rivolta, egli interpreterà un’opinione diversa dalla sua come una critica o un attacco personale di matrice invidiosa.

Fino a che dunque il partner di un narcisista si mostra all’altezza dell’ideale e del compito impossibile di assecondare ogni sua richiesta, tutto funziona.

Ma non facciamo come Liriope e non dimentichiamoci che è con se stesso che il narcisista intrattiene una relazione, il che condanna, come nel mito, lui e noi, ad una profonda solitudine.

L’amore prevede infatti l’incontro con l’altro, ed è il contrario del rispecchiamento quando non è, appunto, narcisistico.

Il narcisismo è invece l’attesa che l’altro risponda dando tutto ciò che ha e che il narcisista gli domanda con urgenza.

Direi allora che l’incontro con un narcisista ha il sapore di un incontro a senso unico, o mancato: ciò che manca è la possibilità di incontrare davvero l’altro. Quello che il narcisista cerca e spesso trova è piuttosto un altro sé, un doppio ideale.

E il mito ci mostra quale sia il destino tragico di questa infatuazione.

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