NON TROVARE UN CANDIDATO PER MILANO E’ OFFENSIVO

di JOHNNY RONCALLI – Fine giugno, aria calda implacabile, gli ombrelloni già hanno superato il collaudo, la spiaggia ci aspetta impaziente, al “Papeete” i bassi pompano decisi. Eppure qualcosa non torna, o almeno non torna a chi vive a Milano.

Giugno, dicevo. Mancano luglio, agosto, settembre e uno scorcio di ottobre, una miseria, considerando che sono mesi nei quali le antenne degli italiani non sono esattamente sintonizzate in modo esclusivo sulle questioni civiche e politiche: manca pochissimo alle elezioni comunali a Milano, eppure il candidato di centrodestra non c’è. Per la città che è, un’offesa.

Sia che uno simpatizzi per la destra, sia che uno simpatizzi per la manca, la cosa suona desolante, sia pure per motivi diversi. In quello schieramento non si riesce a trovare uno bravo, deciso, autorevole, che sia disposto ad assumere i gradi di capitano o che garbi a tutte le forze politiche della coalizione.

Ma come? Il popolo della libertà, dei cittadini, liberale, democratico, iperattivo e iperproduttivo del centrodestra italiano non riesce a scodellare un nome definitivo per la città simbolo della nordica operosità? Ultim’ora, Salvini dice che la squadra è pronta al 90 per cento. Non ho dubbi, manca solo il candidato sindaco, capirai che problema.

Dico, vuoi governare l’Italia, vuoi mettere in riga l’Europa e non riesci a esprimere una ipotesi di governo per la tua città simbolo?

I nomi in realtà ci sono stati, ma per qualche motivo i nomi non vanno mai bene. Prima la vecchia guardia, Albertini, poi la farmacista, Annarosa Racca, poi l’esotico Di Montigny, niente, ma il tempo stringe e ormai viene il sospetto che i possibili candidati siano ormai prossimi all’estinzione, e infatti è comparso pure il nome di Lupi, guarda caso.

Ultimissimo a guadagnarsi una menzione Vittorio Feltri. Crozza già aveva l’acquolina in bocca, ma ovviamente non accadrà.

Cosa succede da quelle parti? Nessuno che voglia provare a cimentarsi al timone della Milano post-pandemia e della Milano post-Expo di fatto, prendendola più larga. Expo, e poi? Tutti temono, tutti hanno paura, dove sono tutti i grandi uomini, tutti i grandi imprenditori di centrodestra? Forse tutti sono ormai più interessati a rinvigorire le loro casse per poi starsene a gambe allungate davanti al camino dietro le proprie mura cintate e quel che accade fuori chi se ne importa?

Quando poi un nome si fa strada, succede che non va bene a uno o all’altro o a quell’altro della coalizione, e alla fine il nome decide che è lui a non starci più e se ne va.

Lupi escluso, naturalmente: lui, con quel nome, non scapperebbe davanti a niente e nessuno. Mai e poi davanti a una poltrona da sindaco.

A prescindere da come uno la pensi, ripeto, è desolante. Chi simpatizza per il centrosinistra naturalmente sorride in modo sardonico, chi per il centrodestra è avvilito e deluso, chi semplicemente simpatizza per il centro e basta è già smarrito di suo, ma si guarda intorno in attesa di un assist dalla fascia destra che non arriva mai, nemmeno fossimo nel deserto dei tartari di Buzzati.

A sinistra poi magari si ride, sardonicamente, ma in definitiva che partita è senza avversario? Gli interisti non è che piansero quando videro il Milan in B, ma in tutta onestà che campionato era senza derby? Fermo restando che questa sinistra potrebbe riuscire a perdere la partita anche senza avversari schierati.

Comunque, il tutto non fa ridere, ma un po’ sì. Le allusioni a soluzioni estreme piovono inevitabili: proveranno con un annuncio sui quotidiani? AAA candidato sindaco cercasi. Oppure con una bella lotteria popolare? Milano secondo estratto, Brambilla!

Al momento siamo alle previsioni del tempo, alle temperature di certe località sperdute delle quali non è stato possibile reperire il dato: Milano non pervenuto.

L’impressione è che chiunque sarà, ormai sarà un ripiego, un triste sassolino finito per caso nel risvolto dei pantaloni, gamba destra naturalmente. Dice ancora Salvini, se fossi Sala mi preoccuperei, un sindaco uscente di solito parte con il 60 per cento dei favori, mentre lui ha solo il 42. Sarà, ma il restante 58 al momento mi pare ormai più concentrato sull’Hotel Miramare o sulla Pensione Stella Alpina, al più sulla nazionale, finché dura.

La verità, una verità almeno, è che le figure che uniscono i popoli sono sempre più rare, un po’ perché i popoli stessi sono frammentati, un po’ perché l’inerzia dei tempi porta a essere avvocati più degli interessi propri che della collettività. Quando le figure che uniscono i popoli ci sono, in realtà non serve andare a scovarle, stanandole chissà dove, avanzano naturali e inevitabili.

Ad ogni modo, domattina, aprendo il giornale, un’occhiata alla pagina degli annunci la darò.

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