NON SI PUO’ PUNIRE LA GOLIARDIA

di JOHNNY RONCALLI – Possono disciplina e goliardia convivere nello stesso corpo? Possono rigore e levità soggiornare nella stessa mente?

Taranto, giorno del giuramento per i volontari in ferma annuale della Marina Militare. Procedure ingessate come il protocollo prevede, ma a un certo punto, la tenente di vascello avvia una coreografia danzante, su un tormentone musicale estivo, che via via tutti quanti seguono con ……disciplina.

La Marina Militare pare non l’abbia presa benissimo, si parla di seri provvedimenti che potrebbero mettere a rischio la carriera del tenente. Ci sta un provvedimento, per carità, quello lo lasciamo, ma un po’ di leggerezza no?

La vera leggerezza, in senso negativo, è semmai aver ripreso tutto e aver inoltrato al mondo intero il balletto. Ma questi sono i tempi, qualche decennio fa qualcuno avrebbe girato il filmino, distribuito qualche copia tra i partecipanti, e, ogni dieci anni, rimpatriata nostalgica con proiezione in prima serata.

Comunque sia, al sottoscritto la cosa ha fatto sorridere non poco, evocando innocenti e innocue imprese che in ogni luogo ed epoca hanno preso vita laddove l’ingessatura deve o finisce per essere marmorea.

Ma mi sovviene anche il maestro Riccardo Muti, che mi figuro una delle persone con più rigore e disciplinate del pianeta: eppure, durante le sue prove, in particolare con i giovani, riesce a far convivere anima austera e piglio dissacrante, ridendo, sdrammatizzando, raccontando barzellette persino.

Mi sovvengono certi canti goliardici partoriti nelle più plumbee università inglesi, mi sovviene il mio docente di Storia dell’Arte all’università, prof. Lorandi, che con autorevolezza ci spiegava l’arte, ma ogni tanto la metteva da parte, con spirito e umorismo, il nostro Philippe Daverio insomma.

Ricordo di terza liceo. O quarta. Il professore di filosofia, che regolarmente sottolinea la nostra indolenza creativa, incespica in un lapsus che è un assist irresistibile. Anziché ‘fiore all’occhiello’, profferisce la rima più scontata e più vernacolare: ‘fiore all’uccello’, gli scappa. Il giorno dopo, non appena il professore di filosofia giunge alla cattedra, tutti i maschi della classe si alzano in piedi esibendo un fiore disegnato, dove lo si può immaginare.

Sorriso compiaciuto del prof, un po’ sbrigativo, questo sì, e poco dopo di nuovo concentrati sui presocratici, Kant o chi diavolo era, non ricordo.

Si può fare, anche negli ambiti più austeri, si corre sennò il rischio di recitare la parte di padre Jorge ne “Il nome della rosa”, ma ha un significato, un senso negare ospitalità al lato giocoso dell’anima, tanto più se davvero innocuo e innocente?

Si può fare, anche in caserma.

Mi auguro sinceramente che la Marina provvedimenti irreversibili non ne prenda. Sarebbe un autogol dal mio punto di vista, agli occhi dell’opinione pubblica, che tale marachella l’ha vissuta col sorriso sulle labbra.

Come abbiamo avuto modo di vedere negli ultimi tempi, sono ben altri i comportamenti scellerati, da parte di chi rappresenta le forze armate, che meritano sorveglianza e punizione.

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