NON BESTEMMIAMO, NON E’ PROTESTA POPOLARE

di CRISTIANO GATTI – E’ fatica capire. Io non capisco cosa abbiano da spartire con il garbo e l’autorevolezza di Riccardo Muti, che solleva la legittima angoscia del nostro spirito a secco di arte, con i due egiziani, uno minorenne, che a Torino saccheggiano le vetrine di Gucci, e specifico Gucci, non i fornai che si leggono nei “Promessi sposi” ai tempi della peste.

Non capisco cosa abbiano da spartire gli ultrà del calcio e gli spacciatori dei sobborghi che lanciano bombe carta, con i gestori di bar e ristoranti che devono sopportare un’altra stangata da chiusura anticipata.

Non capisco cosa abbiano da spartire i neofascisti che danno addosso alla Polizia con i taxisti che non hanno più clientela da raccogliere in giro per aeroporti e città.

Eppure basta leggere siti e giornali per capire che questa distinzione non è così chiara e così netta. Si tende a sfumare il confine tra due mondi lontanissimi, mettendo tutto sulla stessa bilancia del malessere sociale. Tante vetrine sfondate, tanta Italia in rivolta. Ma non è così, stavolta è evidente che non sia così. Dobbiamo tenerlo ben presente. Per non togliere dignità al giusto dissenso, segnale di sana vitalità in una democrazia matura, e per non aggiungere immeritata dignità alla violenza dei soliti noti, ai violenti professionali, che afferrano Covid e mascherine, lockdown e palestre chiuse come pratiche spranghe al solo scopo di esercitare il loro vero mestiere, distruggere, spaventare, destabilizzare, così come afferrano puntualmente, indistintamente, un G8, un contratto di lavoro da rinnovare, una sfilata per la pace. Ci sarà un motivo se neonazisti e no-global, che stanno ai poli estremi della vita politica, riescono in queste occasioni a trovare velocemente tanti punti di contatto, tirando pietre agli sbirri e incendiando cassonetti.

Eppure, mai sottovalutare certi segnali: in diverse città, mentre questa bella gente faceva il suo sporco lavoro, tante persone anonime la mandavano a quel paese dal terrazzo e dalle finestre di casa.

Il vero pericolo da scansare, subito dopo il Covid, è considerare questa gazzarra a macchia di leopardo come moto di popolo. Del popolo vero, negli assalti alle vetrine, non c’è proprio niente. Il popolo è quello che nelle epoche si è caricato in spalla la storia vera, la storia reale, non quella dei generali, per cambiarne la direzione. Il popolo dei nostri moti carbonari, il popolo della Resistenza, il popolo raccontato da Tolstoj, che più dei soldati ha deciso la fine di Napoleone. Certo il popolo non è santo ed eroe per definizione: il popolo, davanti al dilemma se salvare il figlio di Dio o il peggiore dei farabutti, ha scelto il secondo. Per dire che comunque neppure l’epica del popolo è sempre buona e giusta.

Ma senza allargare troppo il discorso: qui, adesso, in questa nuova prova, il popolo reale sta provando nell’afflizione e con il morale sotto i tacchi a resistere comunque, magari senza l’orgoglio e il patriottismo sopra le righe della primavera, senza inni sui balconi e arcobaleni ottimisti, perchè l’umore è davvero fiaccato: ma ci prova, ci sta provando, con assoluta dignità. In questa seconda notte italiana, il popolo non è quello che assalta le vetrine di Gucci, che incendia le macchine parcheggiate, che manda all’ospedale gli agenti. Questi sono solo professionisti del caos e del reato comune, cui non pare vero di trovare un altro imprevisto big-match nel loro personalissimo e sanguinario campionato (figuriamoci che popolo: a Milano, su 28 fermati, la metà sono minorenni).

Devono stare attente le categorie di lavoratori che giustamente manifestano il loro malessere, attente a non farsi inquinare e strumentalizzare da questi barbari suburbani. Ma prima ancora dobbiamo fare attenzione noi, popolo vero, a pieno titolo, scrivendo titoli di giornali e tirando conclusioni nei nostri personali ragionamenti, per non mettere tutto assieme dentro al frullatore, mescolando sofferenza vera e antagonismo tanto al chilo. E’ uno sforzo che dobbiamo imporci. Dopo tutto è lo sforzo che l’uomo civile si impone da quando ha alzato la testa: come in tutte le epoche, si tratta ancora una volta di distinguere chiaramente il bene dal male.

Un pensiero su “NON BESTEMMIAMO, NON E’ PROTESTA POPOLARE

  1. Fabio dice:

    Caro Cristiano, so che non condividerai mai, ma questo è il risultato della democrazia applicata al “vota Antonio”, dove tutti promettono tutto e nessuno è poi capace (ed ha eventualmente il potere) di mettere regole precise per salvare un Paese senza guida, oltre che gestire con polso fermo questa orda di animali che si nascondono dietro ad un diritto sacrosanto di tante persone perbene.

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