MI TENGO STRETTE LE MIE NOTTI MAGICHE

Giuro che ci ho provato. Ho acceso la tv su Rai 1 verso le 19.30, mi sono spaventata nel vedere Paola Ferrari in versione replicante per via di un trucco esagerato, ulteriormente amplificato, se possibile, da un faro sparato sul viso che evocava “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Ho cercato di ascoltare i  commenti di Tardelli e Falcao, e poi di seguire le prime immagini della cerimonia di apertura dallo stadio Azteca di Città del Messico, con le coreografie di Marco Balich e i gruppi musicali che davano spettacolo. E poi Shakira, che ho scoperto esserci perché l’hanno detto al telegiornale che ha bruscamente interrotto la cerimonia di apertura prima che la cantante comparisse.

E ho resistito fino al primo tempo della prima partita Messico-Sudafrica.

Insomma, mi sono impegnata per guardare l’avvio di questi Mondiali, ma proprio non ce la faccio, nessun brivido, non mi interessano.

L’immagine più divertente, e triste insieme, di queste ore è la vignetta a firma di Emilio Giannelli sul “Corriere della Sera”: l’undici azzurro schierato sul divano davanti alla tv.

Sarà che sono abbastanza anziana da ricordarmi i Mondiali dell’82, così emozionanti che me li riguarderei in replica anche oggi al posto delle partite 2026, con quella indimenticabile corsa di Marco Tardelli al top della bellezza (non è male neanche adesso, ma allora era il sogno proibito di ogni ragazza) e quell’atmosfera di attesa per ogni match durante i quali si fermava l’Italia intera.

Al fischio di inizio le strade erano deserte, erano tutti davanti alla tv, ed essendo estate bastava affacciarsi a qualsiasi balcone per capire, anche solo ascoltando, come stava andando la partita. Non parliamo poi dei boati incredibili quando c’era il gol.  Bei tempi, mi viene da piangere.

All’epoca mancava tutta la connessione social che contraddistingue il ventunesimo secolo (e con questa ho ufficialmente dichiarato la mia età), ma c’era più calore e più senso di appartenenza alla nazione e alla nazionale.

Per guardare le partite dei Mondiali ci riunivamo negli oratori, nei palazzetti dello sport. E ci andavamo tutti insieme, maschi e femmine, opportunamente equipaggiati con bandiere tricolore e magliette azzurre, persino calze bianche rosse e verdi.

Era una festa, era bellissimo.

Il massimo dell’emozione l’ho provata, come detto, nel 1982, ma anche Italia ‘90 è stato un Mondiale indimenticabile: se riascolto quella “Notti magiche” di Edoardo Bennato e Gianna Nannini mi commuovo ancora. E persino l’immagine della vittoria nel 2006, con Fabio Grosso che segna il rigore decisivo alla Francia e Marcello Lippi che fa invasione di campo con il sigaro in bocca, è qualcosa di scolpito nella memoria.

Va bene, basta, è inutile piangere sul latte versato: ai Mondiali 2026 lItalia non c’è e non possiamo farci niente. Ma io mi sento comunque fortunata.

Fortunata perché l’Italia campione del mondo sono riuscita a godermela ben due volte sulle quattro totali.

I più giovani non l’hanno neppure mai vista.

Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *