Quando l’emergenza caldo comincia a mietere vittime più del previsto dobbiamo davvero allarmarci. I due bambini morti in auto per asfissia in Francia non ci possono lasciare indifferenti. Mai come prima questa ondata anomala che sta investendo tutta l’Europa geografica – anche quella di solito più temperata come Germania, Uk e paesi scandinavi dove si sono registrati 41, 39 e 36 gradi – ci riporta senza filtri a parlare di cosa dobbiamo e possiamo fare per evitare che il pianeta si incenerisca per autocombustione.
I dati sono impietosi: si parla di un aumento di 2-4 gradi in più rispetto a una situazione normale (+ 3.8 a Milano) proprio perché è già in atto un surriscaldamento spinto: è come se ci fosse un moltiplicatore matematico che amplifica gli effetti negativi e che noi tendiamo a non calcolare. I record di 45 gradi in Francia e Italia sono la spia di una situazione che è già ben oltre la soglia della sopportazione.
Gli esperti cominciano a dire che in queste condizioni sarà complesso vivere – mai sentito prima -, l’OMS ci ricorda che da un punto di vista sanitario siamo in mezzo a una vera emergenza: la mortalità legata al calore tra le persone di età superiore ai 65 anni è aumentata di circa l’85% tra il periodo 2000-2004 e il periodo 2017-2021.
Qui non stiamo parlando di una possibile estinzione di certe specie animali, stiamo mettendo addirittura a rischio intere generazioni umane (aiuto, sono anch’io nella lista) che in Italia contano quasi 15 milioni di persone, il 25% del totale popolazione, tra l’altro in chiaro aumento. In Europa sono 90 milioni.
Non si tratta solo di sostenibilità economica, il pallino di tante discussioni attuali: per i “diversamente giovani” dobbiamo affrontare già da adesso più seriamente un problema di pura sopravvivenza. Il mondo occidentale sta invecchiando e l’esposizione ai rischi sanitari del surriscaldamento non è più rimandabile. Altro che correre a comprare ventilatori e condizionatori o piazzare i nostri “senior” nei centri commerciali al fresco, basta con questi inutili consigli di cosa mangiare e come vestirsi, sembriamo affrontare il tema con frivolezza e superficialità. Non si cura la cancrena con un’aspirina.
La causa di tutto ciò è arcinota: l’utilizzo ancora massiccio delle energie fossili, utilizzo che scalda troppo l’involucro fragile in cui galleggia il nostro pianeta. Chiaro, dovremmo prendere provvedimenti drastici come abbiamo fatto per l’inquinamento da polveri sottili nelle città: oltre una certa soglia si ferma tutto e si torna a respirare, con buona pace dei soliti garantisti che reclamano diritti per ogni iniziativa che privilegi la comunità e non il singolo. Sì, dovremmo fare lo stesso con i gradi di temperatura: quando si superano i limiti prefissati, si devono interrompere le attività che alimentano il surriscaldamento.
Ci serve una sferzata, uno schiaffo in faccia che ci svegli, un meccanismo che impatti sulla nostra vita per capire la tragicità della traiettoria a cui stiamo assistendo in modo inerme, dobbiamo rovesciare il tavolo per poter impostare progetti rivoluzionari.
Senza un allarme concreto saremo ancora qui a riempire per anni i salotti con le nostre chiacchiere, non accorgendoci che il prossimo incendio devastante in un lontano paese non potrà più essere spento. Non basterà cambiare canale, per distrarci da questi problemi catastrofici che ci rovinano i programmi del fine settimana in villeggiatura. Non basterà perché quel bel luogo che abbiamo scelto per svagarci non esisterà nemmeno più.
