L’ULTIMA FARSA DI TRUMP CHE COMPRA TUTTO

Trump, show a Dallas: «Se vinciamo le elezioni di midterm, darò 5mila dollari a ogni americano». La cifra richiesta sarebbe enorme: l’agenzia Reuters stima circa 1,35 trilioni di dollari considerando circa 270 milioni di adulti.

Impressionano le cifre, per le loro dimensioni, e impressionano modi di fare e motivi per fare. Noi che siamo su questa sponda dell’Atlantico e sulle calde rive del Mare nostrum abbiamo a lungo pensato che la politica fosse un gioco di idee, che le migliori idee siano necessarie per una buona politica, che i buoni politici siano quelli che danno carne alla buona politica e alle buone idee. Abbiamo pensato così. Poi, anche qui da noi, tanti altri motivi hanno variamente inquinato e le idee e i politici e la politica.

Ma, anche quando quell’inquinamento ha fatto i suoi disastri, abbiamo mantenuto un certo residuo, un abbozzo di vergogna, se possiamo chiamarlo così. E’ quella vergogna residua che ci ha costretto, mentre inquinavamo o accettavamo di essere inquinati, di far finta che non lo fossimo. Chi di noi aveva molti soldi, comperava tutto: i favori di uomini e di donne, il potere di giornali e televisioni, i voti di giovani e vecchi. Ma si impegnava a vestire quel gran mercato con la patina elegante del bene di tutti, della libertà, della verità e altre belle storie del genere. Il che era certo un bell’imbroglio in fondo. Ma l’imbroglio aveva il compito patetico ma reale di tenere acceso quel flebile barlume di vergogna. Sotto sotto si pensava che chissà, forse sarebbe venuto un tempo in un futuro certamente molto lontano in cui sarebbe apparso qualcuno che non si sarebbe accontentato di avere vergogna.

Trump rappresenta la fase successiva e, in qualche modo, conclusiva. Trump compera tutto senza provare assolutamente nessuna vergogna. Non usa qualche ghirigoro ideale per coprire il mercato. Esibisce il mercato e basta. E dà l’impressione che il mercato sia talmente importante da far dimenticare tutto il resto. Non si accorge neppure che dovrebbe augurarsi di perdere, perché se vincesse dovrebbe sganciare 1,35 trilioni di dollari. E gli USA rischierebbero di andare a gambe per aria.

A meno che sia vera l’osservazione – l’ho sentita da Cottarelli in un dibattito televisivo – che Trump è certo che non vincerà nei due rami del parlamento e quindi è sicuro che non dovrà sborsare l’1,35 trilioni di dollari. Ma allora perché fa una promessa impossibile? Per racimolare un po’ di voti che gli risparmino il collasso elettorale. La promessa, quindi, non serve per vincere di più, ma per perdere di meno.

Quindi la promessa di Trump o è una tragedia, se vince, o è una farsa, se perde.

Risultato finale. Si può scegliere fra due impressioni diverse di fronte a una notizia del genere. Forse Il presidente è diventato il bottegaio che riduce i cittadini al rango di clienti. Forse è diventato il vecchio nonno che distribuisce mance ai nipoti ossequienti.

A questo punto siamo noi a essere presi da un’acuta crisi di amnesia. Ci dimentichiamo che Trump è anche il presidente degli USA, il paese che dicono essere il più potente, il più ricco e perfino il più democratico del pianeta. Una volta si diceva pure che fosse il più libero.

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