LA MUSICA AL TEMPO DELL’AUTOTUNE, MI TOCCA DIFENDERE SFERA EBBASTA

Dai tormentoni ai tormenti dell’estate, il passo è breve. Basta una canzonetta leggera ed ecco che si levano pesanti commenti, che parlano di tutto e che dicono molto di noi: il cambiamento proprio non ci piace. Altro che progressisti e disposti al nuovo, basta cambiare una nota o stonare ed eccoci con il dito indice puntato alla tempia di chicchessia.

È l’estate delle polemiche musicali, dopo il botta e risposta tra Salmo e Luché (non chiedetemi chi sono, ma questo poco importa) o tra J-Ax (so chi è) e Paolo Meneguzzi (ne ho un vaghissimo ricordo, forse, boh…), ecco uno bravo bravo, almeno per me: il cantautore romagnolo Samuele Bersani, che ha deciso di andare dritto per dritto contro Sfera Ebbasta (so vagamente chi sia e quello che mi ricordo, soprattutto a livello di persona, mi piace davvero poco: ma anche questo frega quasi nulla).

Bersani è andato giù duro contro i trapper e l’uso dell’autotune. In generale, contro i trapper e l’uso spropositato dell’autotune. A proposito: cosa è? È un effetto utilizzato principalmente sulle voci (ma anche sugli strumenti), capace di reintonare in tempo reale un qualsiasi cantato. Insomma, la nostra voce la distorce, e anche se non sappiamo sembra anche bella, per lo meno accettabile.

La polemica tra Bersani e Sfera Ebbasta – al secolo Gionata Boschetti – è scoppiata qualche giorno fa: «Mi hanno girato un video dove a uno di questi semidei contemporanei della rima “cantata” si stacca l’autotune per qualche secondo sul palco, ed è stato come vedere Icaro colare a picco. Hai voglia a sbattere ali di cera…», scrive Bersani.

Nella polemica è intervenuto anche il cantautore genovese Francesco Baccini che, con un commento sotto al post di Samuele Bersani su Instagram, gli ha dato ragione: «Chi fermerà la musica? La tecnologia. Musica dopata come le foto ritoccate su Instagram. Siamo tutti fotomodelli, siamo tutti cantanti, siamo tutti musicisti. Siamo tutti fotografi, siamo tutti grafici…, ma rigorosamente senza saperlo fare».

La parola fine la mette uno che può piacere o meno, ma al quale non si può rimproverare di non saper cantare: Al Bano. L’80enne cantante-contadino dice senza tanti giri di parole: «La “compu-music” è la fine della musica». Fine della prima parte.

Premesso che adoro Samuele Bersani e che di Sfera Ebbasta mi basta sapere il suo nome, trovo quantomeno stantia e poco lungimirante, diciamo pure sterile, questo tipo di polemica. Adoro il cantautorato italiano, in lungo e in largo, vado da De André a Baglioni, da De Gregori a Lucio Battisti, da Lucio Dalla a Ivano Fossati, da Bennato a Vasco Rossi, ma con questo non mi permetto di dire o sostenere che con i trapper i gli Sfera Ebbasta è morta la musica. A me gli AC/DC non sono mai piaciuti, così come alla discomusic preferivo i Pink-Floyd o i Police, i Dire Straites o i Supertramp, i Simple Minds o i Queen. Ognuno ha i suoi gusti.

Se oggi tornassero tra di noi Wagner o Mozart, Salieri o Beethoven, cosa pensate che direbbero nell’ascoltare Samuele Bersani o la musica pop in generale? Quella che piace a me, a voi, a molti. Credete davvero che non scapperebbero inorriditi. Forse direbbero: perché non si usa più il clavicembalo? Era così bello.

Insomma, tutto evolve, cambia e muta: si trasforma. Che questi discorsi da bar vengano fatti appunto da gente da bar non mi fa impressione neanche un po’, ma che certi ragionamenti arrivino da chi considero molto più “alti”, profondi e “oltre”, mi amareggia non poco. Per certi versi mi ha sorpreso e deluso.

È proprio vero, il mondo cambia e tutti siamo maledettamente portati a rigettare ogni cambiamento, a lasciare tutto esattamente come è, senza muovere nulla. In musica tutti i Bersani del mondo sono pronti ad essere aperti alle mutazioni e ai cambiamenti. Poi però ci sono i fatti e le parole, spesso stonate. Non per colpa di un autotune.

2 pensieri su “LA MUSICA AL TEMPO DELL’AUTOTUNE, MI TOCCA DIFENDERE SFERA EBBASTA

  1. Fiorenzo Alessi dice:

    Caro Dott. PIER Augusto Stagi,
    Come diceva una réclame d’antan, dalla finalità .lassativa, BASTA LA PAROLA !
    Ecco , in proposito,… EBBASTA !!!

  2. Johnny Roncalli dice:

    Caro Pier Augusto, va bene, ma non va bene. Non si tratta di essere a favore o contro le innovazioni in musica, non a priori comunque. Parlo da appassionato, appassionatissimo, che arriva all’elettronica estrema senza batter ciglio, ma qui il punto è altro.
    Perché uno, artista o no, dovrebbe a priori essere a favore di un software, di questo si tratta, che di fatto nega la personalità e l’identità di un artista, rendendole indistinguibili?
    L’autotune ha più o meno un quarto di secolo, ma credimi – al di là di quattro, facciamo otto, mezze calzette, qualcuna citata da te ma senza che tu per tua ammissione ne riconosca repertorio o identità, non a caso -, la musica viaggia su altri binari.
    Oltre ai salmi e alle sfere che citi, ci sono un bel po’ di adepti, per carità, ma la musica, la maggior parte della musica, che abitualmente non sentiamo su radio deejay o su RTL centoduecinque, viaggia altrove, un altrove nel quale l’autotune è un’opportunità come un’altra, che si può usare ma possibilmente non abusare, per moda o per mascheramento.
    Non è una questione di passatismo e poco o nulla mi importa delle opinioni di Bersani e Baccini, mi pare però evidente che quando un espediente diventa un cliché qualche dubbio possa sorgere. Poi ripeto, la musica che ci arriva passivamente ogni giorno è la musica che ci vogliono vendere e tengo molto a sottolineare questo, perché c’è un universo, molto più esteso, creativo e anche accattivante e orecchiabile che non riesce a farsi ascoltare e per il quale, ribadisco, l’autotune non è un demone ma una possibilità.
    Poi, non conta nulla, ma la mia opinione è che alla terza canzone con l’autotune la radio la spengo di sicuro, perché sinceramente tre canzoni di fila con l’autotune fanno riflettere, ma per riflettere serve silenzio.

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