La notizia viene da Vicenza. Don Dino Rampazzo, ex carabiniere e ora responsabile dell’Unità pastorale di Santa Maria di Panisacco, Valdagno, diocesi di Vicenza, ha preso un’iniziativa singolare. Tanto singolare che la stampa ne ha parlato e i siti hanno rilanciato on line. Ha deciso di celebrare una messa non in chiesa, ma in un bar. Lo scopo è stato spiegato dallo stesso don Dino: coinvolgere la gente e soprattutto i giovani. Ottanta persone hanno partecipato. “Non è mancata qualche critica – ha ammesso don Dino – ma Dio non è dove ci sono le persone?”, ha aggiunto.
Motivo ineccepibile. La messa non viene certo celebrata per i banchi vuoti di una chiesa, ma, appunto, per le persone. “Sacramenta sunt propter homines” (i sacramenti sono per gli uomini) diceva un antico assioma teologico che qualcuno attribuisce nientemeno che a San Tommaso d’Aquino. Il problema, però, non riguarda la grande teologia di San Tommaso d’Aquino, ma la piccola pastorale di don Dino Rampazzo, e non tanto il perché, gli alti motivi “a monte”, ma i piccoli motivi “a valle”, il fare di un parroco di campagna.
In effetti di messe fuori chiesa se ne sono sempre celebrate e talvolta anche in manica di camicia, quando per esempio in montagna o durante un campeggio scout, non avevamo a disposizione i paramenti di rito. Niente di nuovo.
Nel caso di don Dino, allora, si potrebbe precisare che le obiezioni non vengono tanto dal posto dove la messa è stata celebrata, il bar del paese, ma dalla gente che ha partecipato alla celebrazione. Mi viene di pormi alcune domande. Gli avventori di un bar possono diventare automaticamente fedeli di una messa? Ancora: la messa può essere ridotta a strumento acchiappa fedeli? E infine: la messa serve a tirare insieme gente o a far pregare gente che si è già tirata insieme?
La messa, in effetti, che dovrebbe essere il punto più alto di arrivo di una comunità cristiana, diventa, celebrata così nel bar, il punto di partenza di una comunità che non c’è, e che forse non ci sarà mai.
Ora, celebrare una messa, in fondo, è facile. E’ tutto il resto che è difficile. Tanto che non è fuori posto pensare che in futuro si celebreranno sempre meno messe, ma non perché ci saranno meno preti, ma perché ci saranno meno comunità e ci sarà meno senso di comunità nelle poche comunità che ci saranno.
Alla fine, anche qui si può tirare la morale. E’ vero che non ha molto senso celebrare una messa di fronte ai banchi vuoti di una chiesa, ma, probabilmente, non ha neppure molto senso celebrare una messa di fronte ai fedeli avventizi di un bar.
