LA LINEA DI CONFINE

di PAOLO ALIATA (direttore centri disabilità e psichiatria) – Charles s. Peirce, un filosofo americano, invita a riflettere sulla natura del limite con queste parole: “Si immagini un quadrato per metà colorato di blu, per metà di rosso. Di che colore è la linea che divide e tiene unite le due aree? Non è né blu, né rossa, né di altro colore. Eppure, è questa linea, priva di colore, a far sì che sussistano zone di colore, zone rosse e zone blu.”

Questa immagine mi richiama il tema del confine, della soglia, che noi viviamo e rappresentiamo nel nostro lavoro, che non riusciamo a definire e cogliere, ma che è vitale ed essenziale.  Ogni soglia è contemporaneamente spazio e tempo di apertura e di chiusura. Pensiamo alle porte degli uffici o delle stanze in cui lavoriamo o alle porte dei nostri servizi e delle stanze dei nostri servizi.

Molte volte il nucleo del nostro lavoro avviene sulla soglia, sul passaggio dal dentro al fuori o dal fuori al dentro, in quello spazio e tempo che non appartiene né all’uno né all’altro. Noi stessi siamo quel confine e quel limite, che è denso di simbologia. Identificabili sia di colore rosso che di colore blu, non siamo né rosso né blu.

Lavoriamo con la porta aperta o chiusa o socchiusa? Segnaliamo al mondo fuori che siamo aperti e raggiungibili o che siamo chiusi e non disturbabili? I nostri servizi sono servizi che si aprono o si chiudono, laddove la porta serve sia per essere aperta che per essere chiusa? Non vi è né giusto né sbagliato, ma scelte, pensieri, segnali lanciati più o meno consapevolmente ed in modo sostenibile.

Chi lavora con e per persone con disabilità e disturbi psichiatrici sa quanto pesa e fa male il rumore ed il gesto di una porta che si chiude a chiave, chiudendole dentro. Troppo spesso, nella storia, queste persone sono state chiuse, nascoste e rischiano di esserlo ancora, magari in modo meno diretto, ma che fa lo stesso male.

Non ascoltare, non mettere prima la persona, non considerare, sostituire è anche questo un modo di chiudere, meno rumoroso fuori, ma non mendo doloroso dentro per chi lo vive.

D’altra parte, ognuno di noi sa allo stesso modo quanto sia importante, soprattutto in quei servizi che sono casa per le persone di cui ci prendiamo cura, garantire che alcune porte rimangano chiuse a tutela dell’intimità della persona. Sto pensando alle porte del bagno o alle porte di una stanza per la notte.

Un pensiero su “LA LINEA DI CONFINE

  1. Giuliana dice:

    Interessante , tutto dipende dalla prospettiva che scegliamo e che scegliamo rimanerci . La vita di ognuno di noi é fatta da una serie di scelte di colori e di confini e di porte aperte e chiuse . E molto del nostro percorso delimita i confini , ci fa scegliere colori e ci fa tenere porte aperte e chiuse . Le linee neutrali comunque fondamentali non tutte riescono a percepirle dipende dalla sensibilità e dalla scelta di praticare introspezione dalla scelta di fermarsi nel quotidiano avere l’ispurazione di entrare dentro di noi e negli altri che mostrano sensibilità e apertura . Grazie per la lettura ?

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