IL NOSTRO 2 GIUGNO E QUELLO DEGLI INGLESI, IN GINOCCHIO DALLA REGINA

E’ semplicemente una singolare coincidenza, ma la suggestione resta forte: dal 2 giugno gli inglesi svalvoleranno in una quattro giorni di festeggiamenti per celebrare i settant’anni di regno dell’attuale regina, tutti su di giri e commossi al massimo grado sentendosi sudditi di una donna – una famiglia – che racconta di avere il sangue blu nelle vene. In contemporanea, noi italiani celebriamo – dovremmo celebrare – il compleanno della nostra Repubblica, nata dal referendum del 1946 (ha 76 anni, ma a me sembra sempre una bella ragazza senza rughe e senza decadenze).

Non c’è molto da aggiungere. La concomitanza delle due ricorrenze induce caso mai ancora una volta a riflettere su cosa abbiamo e su cosa abbiamo rifiutato, noi e loro. Loro sembrano strafelici di venerare ancora la famiglia di nobili che li guarda dall’alto in basso, in nome di una superiorità e di una diversità che non ha niente da spartire con l’evoluzione dell’umanesimo, della democrazia, dell’uguaglianza evangelica. Noi ci siamo persi per scelta questo rito della sottomissione, questo piacere si sfilare come sudditi sotto le finestre della regina. In compenso, ci siamo presi il diritto di festeggiare una forma sublime di convivenza, sociale e politica, in cui tutti partono alla pari e hanno gli stessi diritti. Lo sappiamo, nella realtà non è esattamente così, sopravvivono un sacco di storture, perversioni, ingiustizie, privilegi e soprusi, ma questa non è una colpa della Repubblica, è semplicemente una colpa imperdonabile di tanti di noi, quelli che in qualsiasi sistema di convivenza umana trovano sempre il modo di furbeggiare sulla pelle degli altri.

In ogni caso: viva il 2 Giugno nostro e viva – sempre – la Repubblica. Re e regine lasciamoli agli inglesi, che se li godono con immenso piacere. Io glieli lascio volentieri. Non farei mai cambio, neanche per un minuto. A loro la polvere della tradizione e dell’orgoglio regale, a noi la freschezza intramontabile all’aroma di libertà e giustizia. Voto rinnovato, come votarono i nostri padri in quello storico e impagabile 2 giugno 1946. Meglio una Repubblica sbalestrata che una Monarchia, qualunque Monarchia, anche la più efficiente e formidabile (e sinceramente non mi pare il caso di quella inglese). Se loro preferiscono così, se la tengano. Non sapranno mai cosa si sono persi.

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