IL MONDO DI TEMPTATION ISLAND CHE VUOLE PIERSILVIO

Come distrazione di massa per le guerre in corso e lo psicodramma della nazionale di calcio ci mancava proprio Temptation Island: “il viaggio nei sentimenti” o il “docu-reality”, come viene strombazzato in ogni momento sui canali Mediaset. Anche nei tg e nei programmi d’informazione è annunciato in pompa magna da giornalisti professionisti. Siori siori, venghino, affrettatevi al botteghino, in questi giorni eccezionalmente solo per voi tre puntate di fila in prima serata per il gran finale.

Capisco il periodo estivo vacanziero in cui è importante riempire il palinsesto con cose leggere, ma in questo caso sono portato a pensare che corrisponda a una tattica precisa. Pardon, strategia, quella che Pier Silvio ci ha sciorinato a reti unificate sue (è un preludio a una discesa in campo, copiando il papi?), in cui ci ha illustrato come si fa a invadere l’Europa delle televisioni. MFE – MediaForEurope – è già in Spagna, Germania, Austria, Svizzera e Portogallo e l’obiettivo è rinforzarsi, ingrandirsi e magari svilupparsi ancora di più. La sua presentazione (al rallentatore, perché così capiscano bene tutti) durante la conferenza stampa non è né più né meno che un business plan di qualsiasi buona multinazionale che si rispetti. Il punto che mi sconcerta di più, però, sono i contenuti. Con quali programmi vuole conquistare il Vecchio Continente l’imprenditore? Esattamente l’essenza del profilo MFE di cui lui va più fiero “noi siamo e rimarremo editori televisivi”. Bene, analizziamone alcuni, quelli della sua corazzata, Canale 5.

Per prima cosa l’elenco di quelli più visti: “Temptation Island” è il primo, non foss’altro perché è il suo momento, subito dopo “La ruota della fortuna”, segue ” Ciao Darwin” nelle varie versioni, “Uomini e Donne”, “The wall”, “Avanti un altro”, “Il grande fratello”. Discorso a parte merita la lunga carrellata delle soap turche che hanno soppiantato quelle spagnole-sudamericane (immagino per quotazioni low cost), tanto che stiamo familiarizzando con nomi come Doruk, Tolga, Zeynep, Yildiz. Una vera e propria invasione musulmana pacifica e silenziosa. Tutta la fascia pomeridiana è un grande spot per il paese della mezzaluna: sarà il prossimo obiettivo di sbarco?

Se la rete ammiraglia poggia su una programmazione del genere e ne sostiene enfaticamente la validità (cito per tutti i commenti sul “coraggio” di riproporre le Ruota della fortuna come esempio di scelte di successo e di sfide vinte, capite bene cosa voglio intendere), deduco che queste siano le armi con cui Pier Silvio vuole dominare il mercato europeo. Cioè, diffondere un modello editoriale che più o meno potrebbe assomigliare al seguente profilo – che va ben al di là delle parole patinate dette a platee consenzienti -, utilizzando il gioco sull’evoluzione di Ciao Darwin.

Eccolo il nostro Uomo tipo: nazional-popolare basso, cultura zero e niente pensieri, portato a risate facili e becere, con tendenza all’accoppiamento compulsivo in qualsiasi condizione e luogo, narcisista all’eccesso e voyerista, amante dei giochi semplici e disimpegnati.

E’ questo che vogliamo davvero esportare all’estero? Credo che il rischio delle ottimizzazioni economiche in atto e della piattaforma unica di cui parla il Nostro porti proprio a un utilizzo massiccio delle produzioni attuali, d’altronde non ho sentito nulla nella sua presentazione che ci faccia pensare a nuovi programmi culturali, scientifici o di divulgazione. Lo stile della casa è questo, però quando guidava il Cavaliere la qualità era più alta, così come i nomi dei protagonisti dell’intrattenimento: non c’è quasi paragone. Senza dimenticare che Junior Berlusconi ha cercato per un un bel po’ di ritinteggiarsi come paladino contro la televisione trash. E meno male.

Il dato che mi rende più triste in assoluto è, però, il risultato in termini di ascolti di Temptation Island, ottenuto nei giorni scorsi: addirittura il 34,1%, il più alto di sempre (accompagnato da propaganda gongolante). Mi fa pensare che noi italiani siamo giunti, nel frattempo, al punto più basso di sempre. Forse ci meritiamo davvero “il falò di confronto”, il momento che più di tutti rappresenta la massima pochezza dell’offerta televisiva.

Aspetto con impazienza il Gialappa Show per riderci su.

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