IL GIUDICE BUON PADRE DI FAMIGLIA PER IL RAPPER

di DON ALBERTO CARRARA – Il rapper Bene, molto noto nel quartiere di San Siro a Milano, non potrà rientrare a casa oltre le 22, dovrà trovarsi un lavoro e non potrà avvicinarsi alla zona dell’Arco della Pace. Sono alcune delle prescrizioni decise dal tribunale di Milano nei confronti del turbolento artita, attualmente in carcere nel penitenziario minorile Beccaria per una rapina violenta commessa assieme ad altri complici proprio nella zona che gli è stata interdetta. Così la nuda notizia.

Curioso. Sembra di assistere a una lavata di capo da parte di un papà severo, anzi, forse, di un nonno severo che ha deciso di dire basta a un giovanotto troppo sfaccendato per certi versi e troppo affaccendato per altri. Sfaccendato quando si tratta di lavorare, affaccendato quando si tratta di fare casini. E così: trova un lavoro e basta nottate brave: a casa entro le 22.

C’è solo il piccolo particolare: a dire basta non sono né papà né nonno, ma il tribunale. Non conosco quale sia la famiglia del rapper Bene e che famiglia sia. Ma il fatto, così come ci viene raccontato, fa riflettere. Troppo spesso nelle famiglie moderne il ruolo dei genitori è pericolosamente in bilico tra il troppo e il troppo poco. Tutti conosciamo genitori ansiosi che trattano i figli adolescenti come fossero bambini, i figli giovani come fossero adolescenti e i figli adulti come se fossero degli eterni adolescenti (e talvolta i figli, a furia di essere trattati sempre così, lo sono di fatto). Ma conosciamo anche genitori, più alla moda forse in un recente passato, che teorizzavano e qualche volta riuscivano anche a realizzare il lasciar fare più ampio possibile per i propri rampolli. Erano i seguaci fedelissimi delle tesi di Benjamin Spock, il celebre pediatra americano che è stato considerato il portabandiera del più ampio permissivismo. (Per la verità Benjamin Spock ha sempre rifiutato quella etichetta, ma è cosa che succede sempre quando uno diventa un mito. Ci sono cattolici più cattolici di Gesù Cristo, figurarsi se non ci possono essere degli spockiani più spockiani di Spock).

Certo, nessuno si riconoscerà in uno schemino così schematico. Ma che ci siano stili educativi che pencolano più in un senso che in un altro è fuori dubbio. Il che, però, rimanda a un problema “a monte” (abbiamo notato che quando si discute di qualcosa c’è sempre qualcuno che dice che “c’è qualcosa a monte”? Interessante). Dunque, c’è un problema a monte. Questo: che cosa pensare di chi dice che i genitori moderni, sempre più soli, sono sempre più inadatti a impostare l’educazione dei propri figli? E che i genitori, proprio perché soli, sono anche abbandonati alle proprie fragilità e, abituati ad avere tutto, non ce la fanno a negare qualcosa ai loro figli?

Per cui, se i genitori non sono capaci di dire al figlio che è, diciamo così, eccessivamente esuberante, di rientrare alle 22, ci deve pensare il tribunale. Ma può funzionare con il rapper Bene, non può funzionare con tutti i rapper in circolazione e tanto meno con tutti i ragazzi che rivendicano notti brave.

Per cui il problema torna “a monte”: genitori capaci di fare costosamente i genitori disperatamente cercansi.

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