I GENI DEL GIORNO DOPO

Molto indelicato, indelicato e davvero ingrato, questo Letta che esulta da tutte le parti e non passa neanche per porgere un sentito grazie ai veri registi del suo trionfo, i capi e i capoccioni del centrodestra. C’è gente che crede agli Ufo, normale che anche Letta creda di aver vinto grazie al suo acume.

Piuttosto, conviene rendere omaggio all’onesta spiegazione che i capi e i capoccioni del centrodestra forniscono subito dopo la legnata sui denti.

Spiegano Salvini e la Meloni (Berlusconi ha altro per la testa ormai, gli bastano due vittorie con candidati suoi, a Trieste e in Calabria, nell’epicentro del Paese), spiegano lucidamente Salvini e la Meloni:

Uno, paghiamo la scelta tardiva di candidati comunque non all’altezza (anche se trovarne in anticipo e di presentabili si è rivelato al di sopra delle loro possibilità, vista la classe politica che hanno allevato attorno).

Due, paghiamo questa idea di avere tre destre in ordine sparso, ciascuna per conto suo, una all’opposizione, una dentro al governo, una dentro però fuori: la gente è rimasta confusa, non ci ha capito più niente.

Analisi perfetta, diciamolo. Però diciamo anche che si ritrovano a dire dopo, lividi e tumefatti, quello che tutti gli italiani qualunque vedevano, pensavano, dicevano già da mesi, prima, molto prima. Senza essere sottili analisti politici.

E allora, una domanda: ma arrivarci prima, senza bisogno della legnata sui denti? Com’è che prima invece pensavano di andare comunque a vincere? Com’è che non hanno minimamente tenuto conto del sentire generale e convinti della loro leadership infallibile sono andati dritti a sbattere?

Chi può dirlo. Sono i geni del giorno dopo. Che ti spiegano fuori tempo massimo quello che sapevi già prima. Tant’è vero che questa tramvata è una sorpresa – se lo è – solo per loro e per la loro schiera di docili signorsì.

E’ andata così, questa è la politica che ci resta. Gli uni e gli altri, quelli che vincono e quelli che perdono, potrebbero magari concentrarsi un attimo di più su questo dato spaventoso del 43 per cento che sceglie il sindaco, cioè a dire che ormai in Italia le scelte decisive sono in mano alla minoranza. Ovviamente la minoranza non c’entra nulla, anzi ha tutte le ragioni. Ma se la maggioranza non trova alcun motivo, alcun programma, alcuna idea per andare alle urne, qualche perché bisognerebbe porselo. Tutti, ma prima ancora i leader dei partiti. Impossibile però aspettarsi questa assunzione di responsabilità. Loro sono bravi solo il giorno dopo.

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