E’ “REPORT” CHE BISOGNA SALVARE, NON RANUCCI

Tira una gran brutta aria italiana. Ormai il piano di TeleMeloni è chiaro anche ai bambini: approfittare di Lavitola per calare la serranda su Report, ultima riserva indiana di vero giornalismo d’inchiesta in casa Rai, sempre che non si voglia definire così le barzellette di Vespa, Giletti e compagnia di giro.

Purtroppo però si sta assistendo a una deriva per niente intelligente: buona parte della società italiana sta identificando, abbinando, incollando Report a Ranucci, come fossero la stessa cosa, come se quel giornalismo e quella trasmissione fossero imprescindibili da lui, fossero lui in persona. TeleRanucci. Il che, inevitabilmente, fornisce una doppia briscola agli asfaltatori ottusi del libero giornalismo: facciamo fuori Ranucci e con lui la sua trasmissione. Vecchia tecnica di potere: buttare il bambino con l’acqua sporca.

A semplificare il lavoro di questa brava gente, ai sacerdoti del regime, non sono serviti oscuri complotti e porcherie di corridoio, come sta raccontando Ranucci nelle nuove vesti di ultimo eroe e martire della libertà: l’assist ai truci talebani del pensiero unico l’ha servito lui stesso in prima persona, con le sue amicizie a dir poco inquietanti (breve parentesi per i teorici da tastiera che assolvono Ranucci con la teoria bambina secondo la quale i Lavitola, per i Ranucci, sono “Fonti”: sia ben chiaro, una volta per tutte, ogni giornalista normodotato impara tra i primi rudimenti della professione quanto le fonti alla Lavitola vadano evitate come la peste, girando alla larga).

E comunque: Ranucci resta libero di frequentare gli amici intimi che preferisce, sia il temibile Lavitola che la sexydamina di Stato Boccia, così come resta liberissimo di dimostrare estraneità a qualsiasi ipotesi di reato, ci mancherebbe altro. Ma la sua vicenda personale, ormai, deve stare fuori, lontana, separata dai destini di “Report”.

Questo angolo di Rai è sopravvissuto a chi davvero l’ha partorito, la mai abbastanza rimpianta Gabanelli, tranquillamente può sopravvivere a Ranucci, invischiato nella sua pessima faccenda di amichettismo opaco.

Lunga vita a “Report”, giù le mani da “Report”, queste devono essere le linee guida da qui in avanti. Nessuno là dentro, dove si pensa solo a occupare poltrone, a compiacere i compiacenti (sempre complimenti per il nuovo contratto all’82enne Vespa, altri due anni, vogliono rifilarcelo anche dalla Rsa), nessuno deve pensare di prendere la palla al balzo per spegnere l’ultimo lume di libertà. “Report” può sbagliare, “Report” può esagerare, ma “Report” resta signor giornalismo, soprattutto perchè va a rovistare proprio nelle zone d’ombra di questo Paese. E in ogni caso è il pubblico che deve giudicare se “Report” sia un programma buono o cattivo, certo non le trinariciute sottocommissioni in stile sovietico.

Chi non sta in nessuna delle bande, di qua e di là, chi davvero ama la libertà come l’aria che respira, chi ancora sa usare il proprio cervello sa che comunque “Report” in questa palude giornalistica di ultimissima generazione, quella del copia-incolla, del servilismo, dell’opportunismo, deve sopravvivere come l’ultima sentinella.

Ranucci affronti il suo destino, tanto cadrà sicuramente in piedi, magari presto ci sarà un editore, mi viene in mente Cairo, maestro nel tenersi buoni i guru della sinistra benpensante offrendo libri e programmi tv, lui o un altro comunque pronti a ripresentarci Ranucci come reduce dalle persecuzioni e nuovo Toquemada d’assalto. Buona fortuna a lui, che il futuro gli sorrida, ma è fondamentale che adesso “Report” venga distinto dal suo nome e riprenda tranquillamente il suo viaggio faticoso alla ricerca di qualche verità. Ranucci è diventato Ranucci grazie a “Report”, “Report” ha vissuto e sa vivere anche senza Ranucci. Non c’è alcun dubbio. Se la manina del regime non stacca la spina, quella redazione ce lo dimostrerà dai primi minuti della prima puntata. Magari sulle amicizie di Ranucci.

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Un pensiero su “E’ “REPORT” CHE BISOGNA SALVARE, NON RANUCCI

  1. Vincenza crotti dice:

    Ho letto riflessioni che condivido totalmente. Non mi capacito e non riesco a comprendere come abbia fatto Ranucci ad avvalersi di una fonte come quella di Lavitola. Un errore grossolano che forse puoi concedere solo ad un giornalista principiante, ribadisco, forse…
    E questa sottovalutazione gli costerà un prezzo altissimo. Perché questa macchia resterà impressa nel suo curriculum, quando invece, sarebbe bastata un pó più di accortezza per evitarla.

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