È LA SOUBRETTE, BELLEZZA! E TU NON CI PUOI FAR NIENTE.

di LUCA SERAFINI – Donne contro. Si è scatenata sui social – per poi propagarsi a macchia in pubblico e in privato – la polemica tra volti femminili della tv. A innescarla Alessia Tarquinio, co-autrice del libro in cui Carolina Morace un anno fa fece outing e per molti anni apprezzata giornalista a SkySport, ora ad Amazon. Alessia, tra l’altro, partecipava al “Club” della domenica sera fino a 3 anni fa, poi sostituita dalla collega Setti (Dalila) e ora dalla Satta (Melissa). Nel gioco di parole si è persa la qualifica, da due giornaliste appunto a una show (?) girl. Nulla di male, purché a Melissa tu non faccia fare domande o commentare highlights di calcio internazionale, perché a quel punto la show (?) girl diventa giornalista cosicché i telespettatori ne colgono difficoltà e impaccio. Tempestando subito dopo Twitter in particolare, ma anche Facebook e Instagram con insulti pesanti a lei e rimpianti cocenti verso chi l’ha preceduta.

La Tarquinio ha risposto a tutti i follower indiavolati con un garbato video (una “storia”), ripresa e diffusa dall’account “Tackleduro”, in cui sostanzialmente invita a non prendersela con chi non fa il suo, semmai a chi consente che ruoli e mansioni vengano usurpate, non rinunciando a una stilettata amara nei confronti delle sue troppe colleghe silenziose e remissive di fronte a questa prevaricazione professionale. La Satta non ha inteso e ha iniziato un supplemento di tenzone, con messaggi alla Tarquinio e post sui social.

La questione è più complessa di quello che potrebbe sembrare: non si tratta di futile gossip, bensì di un delicato gioco di ruoli con una linea di confine tutt’altro che sottile tra professione e improvvisazione. Avvenne anche tra uomini un conflitto del genere, quando SportMediaset molti anni fa acquisì i diritti della serie A sottraendoli per la prima volta alla Rai e affidò a Paolo Bonolis la conduzione del programma di punta della domenica pomeriggio. Proteste vibrate dei colleghi della redazione di cui facevo parte, salvo poi la precoce esautorazione di Bonolis in rotta di collisione con l’allora direttore Ettore Rognoni.

Il primo distinguo va fatto tra programmi di cronaca e di intrattenimento. Nel caso di SportMediaset, era evidente che i contenuti giornalistici sportivi di una diretta andassero trattati da esperti, dei quali la struttura certo non mancava, tanto che dopo Bonolis la palla fu passata a Mino Taveri e al sottoscritto come “autore”. Sono cresciuto alla scuola di Maurizio Mosca, il quale nei programmi in onda in diretta durante le partite o comunque di eventi sportivi, voleva solo giornalisti e al più qualche ex calciatore o allenatore, ma nei talkshow di calcio (i più longevi e seguiti nel nostro Paese, dal “Processo del lunedì” all'”Appello del martedì” fino al giardino fioritissimo delle tv private) Mosca riempiva studi e collegamenti con attori, registi, cantanti, persino politici e starlette di varia estrazione, ma sempre – come del resto SportMediaset prima e SkySport dopo – con un estremo rispetto dei ruoli. Schede, servizi e interviste erano gli spunti giornalistici, i bocconi di carne da buttare nelle gabbie del parterre dove si azzuffavano Pasquale Squitieri e Zeffirelli, Villaggio e Pannella, Brigitte Nielsen e Moana Pozzi, Diego Abatantuono e Ignazio La Russa. Gli stessi Alberto Brandi prima e Sandro Piccinini poi arredavano i loro programmi con protagonisti di vite e carriere assai distanti dal giornalismo: era intrattenimento, non approfondimento. Le giornaliste facevano le giornaliste e le vallette (Antonella Elia, Cristina Quaranta, Kay Rush, Federica Fontana, Magda Gomes, per citarne solo qualcuna) le vallette. I giornalisti facevano i giornalisti e i tifosi, per quanto artisti o letterati, facevano appunto i tifosi. Rispetto assoluto dei ruoli. Così abbiamo fatto nei successivi 20 anni con Brandi, Calathopoulos, Terruzzi, Ziliani e lo stesso Taveri.

In realtà è stata empiricamente la televisione a confondere le acque, nel tempo, affidando ai Chiambretti, alle D’Urso, alle Venier fino allo stesso Fabio Fazio, ruoli da intervistatori e inquisitori – sia pure con alle spalle stuoli di autori – propri dei giornalisti. È anche vero che programmi come “Striscia la notizia” e le “Iene” hanno inventato investigatori, assaltatori e provocatori che erano caratteristiche proprie dei grandi cronisti di una volta, dei quali un po’ le tracce si sono perse (per la verità) nel graduale impoverimento del mestiere: l’obiettivo non è più il risultato dell’inchiesta, ma l’audience. L’ascolto.

A “Controcampo” Elisabetta Canalis veniva presentata come ex velina (tra le coppie migliori con la Corvaglia) e come donna di Bobo Vieri, vagamente interista. Punto. Stava lì seduta e parlava, qualche volta spontaneamente, altre sollecitata. Le inviate, le giornaliste, le conduttrici dei tg restavano Monica Vanali, Irma D’Alessandro, Lucia Blini, Beatrice Ghezzi… Senza confusioni. Né Alberto D’Aguanno o Marco Francioso potevano ridire sulle presenze profumatamente retribuite di Giancarlo Dotto o Giampiero Mughini o Paolo Liguori, tra l’altro uno di famiglia. Ci ha pensato “TikiTaka” a concludere l’apoteosi della centrifuga.

Francamente, per il ruolo che Alessia Tarquinio prima e Dalila Setti dopo svolgevano al “Club” della domenica su Sky tra scamiciati vari, Melissa Satta ci starebbe benissimo. Come cameo, intendo. Altra faccenda è se comincia invece a commentare la partita dello United ed è questo in fondo ad aver ispirato lo sfogo postumo della Tarquinio, diventato virale come virale è ormai la mescola incomprensibile tra chi fa cosa. Di questo, i responsabili siamo un po’ anche noi giornalisti, o giornaliste come punzecchia la collega. Per fortuna, nonostante molti di loro usino i social come una cloaca, i telespettatori riescono ancora ad essere determinanti nella selezione naturale, rimettendo (forse) le cose a posto. Il tempo resta davvero l’ultimo galantuomo conosciuto.

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