DIANA E KATE, DUE MODI DI STUDIARE IL MESTIERE DI REGINA

Kate Middleton a Reggio Emilia, silhouette perfetta in abito di fattura italiana, è la nuova principessa del popolo.

Così la celebrano tutti i media.

Ma quella vera, la prima a essere così etichettata, come tutti sappiamo, è stata Lady Diana, la mamma del principe del Galles William, morta talmente giovane che si fatica ad accostarle la carica di “suocera”.

E se mettessimo a confronto le due ragazze, la Kate di oggi e la Diana di ieri, chi vincerebbe?
La risposta sembra scontata, Lady D non si batte. Eppure una riflessione in merito forse ci sta.
Se l’approdo è simile, principesse entrambe, del popolo per giunta, è il cammino che le ha qui condotte ad essere molto diverso.

Diana è diventata principessa del Galles molto più giovane di Kate: quando sposò il principe Carlo aveva vent’anni; Kate, quando ha sposato William, ne aveva 29.

Diana era nobile di famiglia, Kate una borghese.

Diana forse non aveva ben compreso cosa significasse diventare la moglie di un erede al trono, trovandosi presto prigioniera di quella gabbia dorata che è la famiglia reale britannica, dalla quale ha tentato di scappare mostrando al mondo tutta la sua fragilità.
E il popolo di ogni latitudine l’ha amata.

Kate è stata istruita da sua madre, fin dai tempi del College, per diventare regina.
E lei, di buon grado, ha accettato l’incarico, senza un passo falso, senza un’incertezza.
Quest’aura da fredda calcolatrice, per lungo tempo, l’ha resa piuttosto insopportabile agli occhi del mondo. Ma non a quelli della famiglia reale, per la quale la futura giovane regina è apprezzabile proprio perché perfettamente compresa nel suo ruolo.
Mai sopra le righe, nessuno scandalo, tre figli di cui il primogenito maschio (che non guasta), perfetta per casa Windsor.

Troppo perfetta, quindi antipatica, per tutti gli altri.

Ma gli ultimi anni, per Kate, sono stati duri; il cancro non perdona nemmeno i reali e il rende umani: lei e Re Carlo III ne sanno qualcosa.

Ed ecco che la Kate, atterrata in Emilia all’indomani della superata malattia, guadagna un consenso che forse altrimenti non avrebbe raccolto.

Io credo che sia questo il motivo che ha mosso la tanta gente assiepata alle transenne fuori dal municipio di Reggio Emilia, in cerca di un selfie con la futura regina.

E a dire il vero penso che anche dentro di lei ci fosse un sentimento di sincera gratitudine.

Certo, Kate non dimentica chi è: sorride pacata, accarezza i bambini come si conviene ad una vera principessa e, dopo avere assaggiato le delizie locali (anche l’erbazzone: del resto, se sei “del popolo” mangi anche quello), si impegna persino nel modellare, con le sue dita sottili, un fiore di creta.

Anche se, diciamolo, di quell’immagine l’unico fiore che resta impresso è l’anello di fidanzamento che fu di Lady D, composto da uno zaffiro ovale di Ceylon da 12 carati al centro, circondato da 14 diamanti a formare i petali.

Valore inestimabile esibito all’anulare sinistro.

In conclusione, anche se Diana resta imbattuta perché andandosene giovane si è trasformata in mito, un po’ come capitò a Marilyn Monroe, io promuoverei anche Kate la “resistente” che, con grande determinazione e forza, sa fare il suo mestiere, contro tutto e contro tutti. E senza nemmeno essere nata nobile.

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