COME I PROF PERDONISTI CONSEGNANO LA SCUOLA A BULLI E TEPPISTI

Può accadere, a volte, che si confonda l’educazione con la diseducazione: quando, per un motivo o per l’altro, i parametri sono sballati, succede che si facciano cose profondamente diseducative con un obbiettivo sinceramente educativo. E, dopo questo pietoso calembour, veniamo al dunque. E’ presto detto: la scuola sta fallendo clamorosamente il proprio compito, perché non è minimamente attrezzata per affrontare la nuova gioventù che si trova di fronte. E’ inadeguata, strabica nei valori e negli strumenti, impoverita e indebolita da un cinquantennio di idiozie crescenti, che l’hanno progressivamente trasformata in una zuccherosa parodia di formazione, più simile a una favola per gonzi che a una reale istituzione.

Nato per dare più spazio alla creatività e alla libertà personale di bravi studenti, oppressi da grembiuli e da cravatte e angariati da professori più simili a satrapi, il modello scolastico sessantottino si è, via via, trasformato in un’accademia del permettere, un istituto del perdono perenne, un’abdicazione da qualunque principio di autorità e, per conseguenza, di rispetto.

Così, oggi che nelle scuole è sbarcato l’esercito arrogante e minaccioso degli Italiani di seconda generazione, più ancora che di strumenti coercitivi, gli insegnanti si trovano a corto di strumenti culturali e psicologici per arginare la marea montante del teppismo scolastico. E, siccome, purtroppo, certi difetti sono soggetti ad ammirata emulazione, anche i nostri ragazzi stanno cominciando a muoversi in branchi e a girare col serramanico nello zainetto firmato.

L’episodio dei due docenti picchiati a Parma e della professoressa di Trescore Balneario accoltellata sono soltanto la punta dell’iceberg. Ma sono anche il paradigma e la metafora di come la scuola affronti certe questioni. L’insegnante bergamasca, quasi sgozzata da un ragazzino, non aveva ancora quasi ripreso l’uso delle proprie corde vocali, che si affrettava a comunicare ai media il proprio perdono assoluto e totale nei confronti dell’incolpevole adolescente: applausi a scena aperta e qualche lacrimuccia di commozione. Lo stesso dicasi dei due docenti parmigiani: uno ha subito detto che non era stato toccato, mentre l’altro, che non poteva fare lo stesso, essendo stato filmato mentre beccava cinghiate e bastonate, ha dichiarato che come il collega non aveva intenzione di denunciare gli aggressori. La cosa sarebbe, a suo giudizio, più educativa. Alla fine, tre dei delinquentelli saranno sospesi per un mese e rischieranno (ohibò!) nientemeno che la bocciatura. Neppure Draconte avrebbe architettato punizioni più severe!

Dico, ci rendiamo conto? Le nostre scuole stanno diventando il Bronx: nuovi e vecchi Italiani pensano di spadroneggiare con sistemi paramafiosi nelle aule e nei corridoi, e gli insegnanti pensano di educare queste carognette a colpi di perdono e di indulgenza? possibile che mezzo secolo di buonismo, metabolizzato a forza di corsi di formazione coatti, vi abbia trasformato in agnelli sacrificali, che porgono la gola al carnefice? Prima che sia troppo tardi (e, forse, è già troppo tardi) ci vuole un gigantesco giro di vite: occorre fare capire a questa teppaglia prepotente che non può pensare di comandare con la legge della jungla. E’ sufficientemente chiaro?

Inutile lamentarsi per il crescere della violenza a scuola senza pensare a dei deterrenti efficaci: l’idea di educare alla bontà e alla tolleranza certi personaggi, a furia di filmini sulla parità di genere e di corsi sul cyberbullismo, è semplicemente utopica. Ovvero, è una stupidaggine. Questi capiscono soltanto una cosa: la legge del più forte. Occorre, perciò, che lo Stato si dimostri più forte: in chiesa coi santi e in taverna coi ghiottoni, diceva Dante.

E’ delle ultime ore la notizia di un branco di maranza che si è letteralmente impadronito di un vagone ferroviario tra la Valtellina e il capoluogo: gente in ostaggio, fracasso e sporcizia e gesti minacciosi. Se, anziché qualche impaurito agente della Polfer, ci fossero stati gli artiglieri di Bava-Beccaris, avremmo risolto il problema in cinque minuti: a mali estremi, estremi rimedi. Qualche settimana fa, dei ragazzini di una prima superiore, che avevo redarguito per avere pesantemente insultato una professoressa, mi hanno rigato la macchina con un punteruolo: naturalmente, li ho subito perdonati.

Infatti, appena saprò con certezza i loro nomi, andrò a cercare i loro genitori ed esprimerò loro il mio perdono a mazzate. Siamo in guerra, amici miei: una guerra tra la gente civile e le bestie. E la stiamo perdendo esclusivamente per colpa nostra.

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