C’ERA UNA VOLTA L’ECCELLENZA LOMBARDA

di MARIO SCHIANI – I vaccini anti-Covid? “Niente paura: in Lombardia dal 4 gennaio si fa sul serio”. Parola di Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare. Subito viene da obiettare: perché, finora si è scherzato? D’accordo le feste, d’accordo la neve, d’accordo che manca un preciso studio scientifico sulla possibile incompatibilità tra vaccino e panettone, d’accordo tutto, ma questa partenza falsa la Lombardia poteva proprio risparmiarsela.

“Non richiamo i medici dalle ferie per le vaccinazioni”, ha detto Gallera. Gentile da parte sua: i medici hanno giustamente diritto al riposo; i cittadini, a bagnomaria dallo scorso febbraio, possono continuare a bollire ancora per un po’.

Intanto, al 3 gennaio, il confronto con altre Regioni sul numero di somministrazioni effettuate risulta impietoso. Ma Gallera non ci sta: “Polemiche inutili. Certe Regioni son partite a far la corsa contro non si sa che cosa. Noi siamo una Regione seria”.

Reazione, questa, tipica del politico che sente scottare la cadrega (scriviamo di Lombardia, concedeteci un lombardismo) sotto il sedere: siamo immobili non per inettitudine ma per serietà; gli altri vogliono soltanto fare gli sboroni. Eppure, se c’era un’occasione sacrosanta per scattare come Hamilton dalla pole era proprio questa.

La classifica delle vaccinazioni per Regioni è da Gallera definita “agghiacciante”: sarà, ma la cronaca dei mesi scorsi insegna che quando i numeri hanno giocato in suo favore l’assessore non ha mai esitato a usarli, senza preoccuparsi troppo per l’etica delle comparazioni.

Gallera assicura comunque che la Lombardia rispetterà al minuto il piano di vaccinazioni. E aggiunge un po’ di supercazzola tecnologico-logistica: “Stiamo incrociando i codici fiscali con i numeri di cellulare così da mandare un sms o un messaggio Immuni. Intanto abbiamo identificato 65 hub.”

Convinti che ancora oggi la Lombardia rappresenti in Italia un bastione di produttività ed efficienza, ma anche di cultura e solidarietà, siamo disposti a dargli credito purché, almeno dal 4 gennaio, gli sia chiaro che questa è l’ultima occasione per dimostrarlo nei fatti. Colpita dal Covid come da uno “tsunami”, secondo un paragone caro all’assessore stesso, la Lombardia non ha reagito finora da par suo, specie nelle strutture logistiche della sanità: laddove gli ospedali hanno fatto salti mortali, le Ats hanno stentato, risolvendosi non di rado ad adottare il silenzio e l’ambiguità quali forme di comunicazione al pubblico.

Questo deve cambiare e il 4 gennaio è la data perfetta per incominciare, visto che è la più prossima disponibile. In questi primi passi della campagna di vaccinazione, se la propaganda altisonante del governo è risultata stonata e ridicola, va tuttavia considerato che almeno un messaggio chiaro deve senz’altro passare: vaccinarsi dovrà essere facile e rapido per tutti, con le giuste priorità ma senza perdite di tempo. Il successo dell’operazione dipende in gran parte dalla sua larga (e relativamente rapida) diffusione: la Regione dovrà dunque essere in grado di assicurare prontezza di esecuzione a largo raggio. Scommettiamo? Se alla fine la Lombardia risulterà in testa alla classifica di vaccinazioni effettuate Gallera se ne vanterà alla grande. E sapete cosa? A buon diritto.

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