AURORA RAMAZZOTTI E LA GATTA: LA GRANDE STORIA SUL CORRIERE

E così il Corriere della Sera festeggia 150 anni di giornalismo con un servizio su Aurora Ramazzotti, figlia di genitori noti, e sulla sua gatta Saba.

Va bene: è un’affermazione ingenerosa. Il Corriere ha molto da mostrare per il suo primo secolo e mezzo di pubblicazione, al punto che senza di lui il giornalismo italiano si vedrebbe ridotto in misura significativa. Eppure che la testata di via Solferino si occupi della vicissitudini feline di Aurora, da figlia d’arte ora influencer per suo conto, qualche pensiero ce lo propone. E la ragione sta nel fatto che possiamo capire benissimo la scelta del giornale: la storia è appetibile da quanti, e sono molti, cercano ogni giorno fatti e fatterelli che riguardano celebrità varie, e anche da quanti che, in egual numero e con altrettanta frequenza, seguono tra media e social qualunque informazione riguardi gli animali domestici. Uno più uno, nella matematica dell’informazione dell’era digitale fa un sacco e una sporta di contatti.

Ma che cosa è successo alla gatta Saba? In pratica, niente. Lo ha spiegato Aurora su Tik Tok: dopo vari trasferimenti di domicilio, soprattutto in era Covid, Saba, che ha nel tempo sviluppato una certa tendenza all’autonomia, ha deciso di traslocare. Ora preferisce vivere con la vicina di casa e Aury, come la signorina Ramazzotti viene chiamata dagli intimi, ha commentato la cosa con commossa saggezza: “Ho imparato che il più grande atto d’amore può essere quello di lasciare andare, sia una persona, sia, in questo caso, un gatto.”

Come si vede c’è tutto in questa storia e non stupisce che il Corriere non se la sia fatta scappare. C’è cura, affetto, amore, abbandono e una lezione finale. O meglio, c’è l’apparenza di tutto questo, perché quel che veramente la storia racconta è che qualunque cosa, anche la vicenda di un gatto che se ne va a raccogliere croccantini e grattini altrove, è materiale per “mettersi fuori”, per esibire sentimenti a beneficio del “like”, per impartire lezioni di vita da carta dei cioccolatini e stimolare online un dibattuto di cui possiamo già anticipare lo spessore. E per di più, facendo spazio tra guerre, terremoti politici e crisi sociali, il Corriere della Sera riporta il tutto con lo stesso spirito di edificante superficialità.

Lo dice, questo, un convintissimo amante dei gatti che soffrirebbe molto se uno dei felini con lui conviventi dovesse un giorno fare le valigie. Dubito però che tale sofferenza diventerebbe stoffa per social e tantomeno inchiostro per il Corriere. Certamente sarebbe, per me, una bella lezione, ma non credo che ne farei un singhiozzante messaggio al mondo con la pretesa di spargere una sorta di nuova consapevolezza circa i rapporti umani.

Ma forse nessuno in questa storia ha vere colpe: non Aurora, non il Corriere e neppure io. Un merito invece possiamo assegnarlo a Saba: dopo sette anni di notorietà (fu il padre Eros a regalarla nel 2019 ad Aurora) e di frequentazioni vip, ha scelto la decente quiete della privacy. La vera lezione, insomma, ce la impartisce lei, non Aurora.

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Un pensiero su “AURORA RAMAZZOTTI E LA GATTA: LA GRANDE STORIA SUL CORRIERE

  1. cristina dice:

    Dunque abbiamo bisogno di comprensione, di empatia, di mimesi, di piccole cose che fanno simili, piccole e grandi e terribili cose che ci rendono eroi? Se si abbassa anche una testata giornalistica come il Corriere e non solo tutti i supplier del mondo social, siamo arrivati al dunque: l’esigenza manifesta è questa. Ma tutto il resto, quello che non si vede, cosa fa? Come Sta? Magari la maggioranza non è quella manifesta, è quella che sta dietro. Chi lo sa?

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