Ci siamo tutti indignati, scandalizzati, inorriditi per la barbara uccisione di quattro braccianti stranieri in Calabria, carbonizzati dentro il van su cui viaggiavano. Allo stesso tempo la consideriamo una cosa lontana, che non ci riguarda. Invece le lingue di fuoco arrivano fino a noi, a tutti noi.
Quando andiamo al supermercato e compriamo i pomodori, possiamo pagarli due euro al chilo perché laggiù, in Puglia o in Calabria, c’è chi li raccoglie con una paga di tre euro all’ora. Se i braccianti fossero pagati a contratto, i nostri squisiti pomodori costerebbero forse tre, forse quattro euro al chilo.
E ora la domanda da brividi: preferireste comprare pomodori a due euro sapendo che sono stati raccolti sfruttando il lavoro di braccianti disperati, o scucire quattro euro sapendo che chi lavora lungo la filiera è retribuito il giusto?
Alzate pure le spalle, ma sbagliate: perché si può fare. Ci sono produttori che agiscono correttamente, che si avvalgono solo di manodopera assunta secondo tutti i crismi: basta – quando andiamo a fare la spesa – scegliere queste aziende. Come? Qui trovate l’elenco completo di tutte le aziende che si comportano secondo la legge e non secondo il crimine:
file:///C:/Users/pdegl/Downloads/Imprese_iscritte_al_20_03_2025-1.pdf.
La lista è lunga e noiosa, lo so. Per facilitarvi nella ricerca, anche nella grande distribuzione, tre altri indirizzi:
https://www.associazionenocap.it/ (aziende che si prefiggono proprio di combattere il caporalato),
https://humusjob.it/, https://www.conserveitalia.it/…/attestazioni-etico-sociali
Non basta scandalizzarsi di fronte alla cronaca: qualcosa possiamo farla tutti.
