MISTER CLOONEY, LA PRIVACY VE LA SIETE VENDUTA PER IL SUCCESSO

George Clooney è, così dicono i giornali, “furioso”. Ha inviato una lettera al direttore del “Daily mail” e ad altri giornali chiedendo “di astenersi dal mettere i volti dei nostri figli sulla vostra testata”. “Il vostro bisogno di vendere pubblicità non è più grande della necessità di impedire che bambini innocenti diventino un bersaglio”, ha aggiunto.

Il “Daily Mail”, come noto, è un tabloid che ama le notizie bomba e le sparate che, più che dare notizie, fanno notizia. Per cui bisogna capire almeno un po’ della rabbia dell’attore. Non è difficile pensare che con l’attore sia d’accordo la moglie, Amal Ramzi Alamuddin, avvocata per i diritti umani.

Ma, di fronte alla notizia e dopo aver cercato di capire tutte le rabbie di Clooney, sorge la domanda ingenuamente banale e banalmente ingenua. Perché ce l’hanno con George Clooney e non con Beppe Rossi che abita di fronte a casa mia? Anche Beppe Rossi ha dei bambini e anche i bambini di Beppe Rossi hanno diritto alla privacy. Ma a tale domanda tale risposta, ingenua come la domanda: perché è George Clooney, ovviamente.

I personaggi pubblici, bisogna ricordarlo, sono pubblici sempre. Anzi, proprio perché sono pubblici sempre, il loro personaggio “conta”. E più è pubblico, più lo si vede e più conta. È fatto noto: il grande attore è talmente bravo a mettere in scena personaggi che anche lui diventa personaggio, sempre, anche quando non fa l’attore. E tutto viene calamitato dall’aureola che lo circonda.

E allora Amal Ramzi Alamuddin non è tanto l’avvocata dei diritti umani, ma è la moglie di Clooney. Ed Ella e Alexander non sono due bambini che frequentano la tal scuola materna e giocano nel cortile di casa, ma sono i figli di George Clooney. E così via. Tout se tient, dicono i linguisti. È un sistema, un mondo bel finito e definito e non si può usufruire del sistema e lamentarsene se succede che, per certi versi, quel sistema non piace.

Mi vengono in mente talune intuizioni di scrittori del ‘600 francesi, La Rochefoucauld, soprattutto, l’autore delle “Maximes”. Fa parte della numerosa schiera dei moralisti di quel secolo. Anzi, ne è il rappresentante più significativo. Ha uno sguardo acuto sul mondo di Versailles, abitato da un esercito di attori, attorno al grande capocomico, il Re Sole. E ne parla con delle “massime”, appunto, brevissime e fulminanti. In una delle tante dice: “In tutte le professioni, ciascuno esibisce una sembianza e un ‘di fuori’ per sembrare ciò che egli vuole che si creda: per cui si può dire che il mondo è composto nient’altro che da sembianze” (n. 256).

L’unica consolazione per Clooney è che lui fa l’attore, anche quando non fa l’attore. Gli uomini, meno fortunati e meno abili di lui, lo fanno solo nei ritagli di tempo.

 

Un pensiero su “MISTER CLOONEY, LA PRIVACY VE LA SIETE VENDUTA PER IL SUCCESSO

  1. Johnny Roncalli dice:

    Caro Alberto Carrara, dissento. Se George Clooney ha scelto la via della celebrità ed è giunto a destinazione, certo è consapevole del fatto che tutto ciò che lo riguarda in qualche modo sarà sempre sotto la luce dei riflettori.
    A sua volta, la gentil consorte, se ha deciso di essere la dolce metà del signor Clooney, sa perfettamente a cosa va incontro. Si tratta di una scelta consapevole e nessuna invasione di campo può sorprenderla.
    Ma i figli? Nessun arbitrio è loro concesso, perché dovrebbero essere prede a loro volta, ignari di tutto quello che accade intorno?
    Certo, starebbe alla deontologia di scribacchini e fotografi rimanere alla larga, ma anche se così non è, credo sia doveroso sottolineare il diritto all’anonimato di chi è inconsapevole e, a pieno diritto, fuori dal circo.
    Oppure dovremmo forse chiedere alle stelle di Hollywood di non fare figli?

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