YOSHIRO, UN SAMURAI MISOGINO RE DEI GIOCHI

di MARIO SCHIANI – Se le gaffes fossero una disciplina olimpica avremmo già un vincitore: Yoshiro Mori, Giappone, che al lancio della castroneria si è distinto su tutti gli altri concorrenti riuscendo a offendere, in un colpo solo, tutte le donne del mondo. Strike, si dice nel bowling.

Mori è il capo del comitato organizzatore dei prossimi Giochi di Tokyo: per questo qualche sopracciglio si è sollevato quando lo si è sentito affermare che nel comitato stesso il numero delle donne dovrebbe essere limitato, perché le signore, in generale, “parlano troppo”. Nel caso non si potesse proprio fare a meno di ammetterle, ha aggiunto, allora occorrerebbe predisporre un sistema che contenga il tempo loro concesso per ogni intervento, per esempio organizzando l’irrompere nel consesso del marito, il quale avrebbe il compito di invitarle a tornare a casa a preparare la cena e fare la benedetta calzetta. Apriti cielo: il commento, riportato da un quotidiano, ha fatto il giro del mondo provocando reazioni indignate, soprattutto, ma non soltanto, da parte femminile.

Mori è giapponese e ha 83 anni, due caratteristiche che spesso non coincidono con individui della massima apertura mentale. E’ vero che ci sono maschi anziani favorevolissimi alla parità dei sessi e molti cittadini giapponesi, pur nell’adesione delle tradizioni locali, sanno adattarsi ai tempi moderni meglio di chiunque altro, ma non si può dire che Mori sia, nel suo Paese, un caso isolato. Il Giappone, pur avanzatissimo in tanti settori, non ultimo quello del rispetto nei rapporti personali, è tuttavia un Paese in cui il sessismo può assumere forme clamorose. Nel 2018 un’Università di Tokyo fu sorpresa a manipolare ad arte i voti degli esami di ammissione alla Facoltà di Medicina in modo che la percentuale femminile nel corpo studentesco rimanesse entro limiti piuttosto angusti.

Mori, probabilmente, non intendeva offendere: ha detto la sua come la dicevano i personaggi dei vecchi film orientali, che sempre includevano una scena in cui due o più samurai, ubriachi di sake, si gettavano all’inseguimento delle geishe in kimono, frustrate queste ultime nel tentativo di fuga dai passettini ai quali le costringeva il tradizionale indumento. Purtroppo per lui, Mori non ha considerato due fattori: non è un samurai e siamo nel 2021. L’indignazione sollevata dalle sue parole lo ha costretto alle scuse (una pratica in uso, laggiù: si dice che una volta venisse osservata anche in Occidente, ma le fonti storiche sono incerte) e il Comitato olimpico internazionale ha dichiarato “chiuso” il caso, benchè molti insistano perché Mori dia le dimissioni.

Nell’attesa di vedere come andrà a finire, e senza alcuna intenzione di giustificare la gaffe del signor Yoshiro, potremmo concederci una breve quanto serena riflessione sulle differenze nei sistemi di comunicazione che la Natura ha installato a uomini e donne. Dopo tutto, molta psicologia ammette che per le donne l’intimità si raggiunge con il dialogo, mentre per gli uomini passa dalla condivisione di un’attività. Più precisamente, nella costruzione del rapporto gli uomini si rendono sì disponibili alla parola, ma una volta stabilita la relazione ritengono superfluo insistere nella comunicazione verbale (anche perché si è fatta sera ed è iniziata la partita), mentre le donne hanno necessità che il rapporto venga riaffermato proprio attraverso il dialogo.

Cibo per la mente, come si dice, anche se gli studi più recenti ritengono questa prospettiva ormai superata. Pare infatti che in questo secolo le donne parlino per il bizzarro motivo che hanno qualcosa da dire. Anche gli uomini parlano, ma di cose da dire non ne hanno più e se le hanno è meglio se evitano di dirle. La Società internazionale di psicologia definisce questo nuovissimo fenomeno “Toninelli effect”.

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