VOTO FRANCESE E TUTTO IL RESTO: MA PERCHE’ RESTA IN PIEDI UNA RAI SIMILE?

Alle 22, vale a dire con la pagnotta sfornata da poco e ancora fumante, anzi tiepida in verità, va in onda su “RAINEWS” lo speciale sul secondo turno delle elezioni in Francia. Come concordato, ci ricorda il direttore Petrecca: peccato che altrove, cioè ovunque, tutti sono già al contorno, se non al dolce.

Dentro e fuori la Rai serpeggia la polemica. Sui notiziari, e in special modo su Rai1 ovviamente, già la copertura pare sommaria, infastidita anzi, perché in effetti il risultato è inaspettato e non conforme. La narrazione era già altrove a onor del vero, raccontava dopo il primo turno la travolgente avanzata della Le Pen e delle destre in generale, chi se l’aspettava. La narrazione, parola ormai insopportabile ma tanto amata dai nostri intellettualini a destra e a manca, aveva in serbo altro e ora che fare?

I più bellicosi, ma anche i semplici impertinenti e pure le zanzare, dicono che è inaccettabile la copertura per quantità e qualità rispetto al primo turno delle elezioni, rispetto alle altre emittenti (“La7” e “Mediaset”, innanzitutto), rispetto alla portata dell’evento. Dicono insomma che non c’è rispetto, forse non c’è più, e come dargli torto.

La polemica è fomentata dalla sinistra ovviamente, ma la sensazione è comunque di una sfacciataggine e di un fare impettito che ispira quasi tenerezza. Dopo i fischi a Sangiuliano trasformati in applausi a Taormina e mille altre carezze di regime, come si possa non comprendere che un atteggiamento più equilibrato può solo giovare, io non me lo spiego. Un atteggiamento più equilibrato, se non addirittura smaccatamente contraddittorio, giusto per confondere le acque e smagrire le polemiche e dare a intendere senza fraintendimenti che la trasparenza c’è e non c’è trucco e nemmeno inganno.

Trucco e inganno ci sono sempre in realtà, mancano le menti finissime e gli strateghi della comunicazione, questo mi lascia sempre interdetto: non comprendere che chi vede, chi ascolta, chi tira le somme non è sempre un pesce pronto e disposto ad addentare l’esca.

Il punto è che la RAI non esiste più e da tempo. E forse nemmeno la televisione, o almeno la televisione come la conoscevamo.

Se vuoi informazione equilibrata e obiettiva, che racconti la vittoria al primo turno delle destre francesi e poi però anche del ribaltone al ballottaggio, con gli stessi pesi e le stesse misure, se vuoi questo non guardi certo la RAI. Se vuoi intrattenimento di qualità, non guardi certo la RAI. Se vuoi un po’ di cultura, non guardi certo la RAI, non i canali generalisti di sicuro. Se vuoi un buon film non guardi certo la RAI, vai su RaiPlay al massimo, dove custodiscono anche cose meravigliose che per qualche arcano motivo sui canali TV non vogliono mostrare.

La RAI non esiste più, è disservizio pubblico: dunque, rassegnazione ci colga, con un dubbio in coda però, se possibile. Se la RAI non esiste più, qualcuno ci può spiegare perché continuiamo a pagare il canone?

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