VIVERE E MORIRE FELICE DA AVVENTURIERO

Quanta tristezza. Abbiamo letto: il romantico e irriducibile avventuriero 75enne Jean Jaques Savin muore nel tentativo di attraversare a remi l’oceano Atlantico.

Il suo curriculum da Persona Libera è notevole. Paracadutista militare, pilota di aerei privati, triatleta di livello, responsabile di un parco nazionale in Africa Centrale, scalatore del Monte Bianco a 71 anni, nuotatore instancabile nel bacino della sua Arcachon, dichiarava di “voler sfidare la vecchiaia” con le sue ultime due grandi imprese. La penultima. compiuta tempo fa in un’imbarcazione di tre metri arancione fatta a forma di botte, lo fa conoscere al mondo riuscendo a navigare, sfruttando solo i venti, dalle Canarie ai Caraibi: 122 giorni e nove ore di deriva lo consacrano come il super pensionato della Gironda.

La passione per il mare è il suo tarlo. “Un’attraversata in cui un uomo non è capitano della sua barca, ma passeggero dell’oceano” è il suo motto. Decisamente affascinante.

Subito dopo progetta un’altra avventura, stavolta con una barca a remi attrezzata che perlomeno ha una silhouette filante, e prepara il suo secondo viaggio impossibile. Parte dal Portogallo il 1° gennaio di quest’anno e saluta tutti con la sua tipica leggerezza: “Mi prendo tre mesi di vacanze in mare”. Festeggia i settantacinque anni il14 gennaio, sorridente a bordo del suo scafo tecnologico. Una delle sue ultime immagini da vivo. Pochi giorni dopo trovano la sua Audacieux ribaltata in acqua, senza trovare il suo corpo. Tecnicamente disperso, praticamente annegato.

Dietro il piglio scanzonato, il francese sapeva molto bene quali fossero i rischi delle sue mattane. Ne ha fatte troppe nella sua vita per essere un pivello incosciente. E’ come andare incontro alla morte a viso aperto, sfidandola senza timore, con la consapevolezza di non avere accumulato né rimpianti né rimorsi. Facendosi guidare dalle proprie passioni fino alla fine. In fondo, è quello che s’intende dicendo “la morte deve trovarmi vivo”.

Attraversare gli oceani nei modi più stravaganti non è una vera novità. Anche l’attraversata a remi è già stata compiuta nel 2005 dal nostro Alex Bettini, che arriva in Brasile salpando da Genova, dopo un viaggetto di 11.000 km e 226 giorni di mare. Nel 2008 ci riproverà con successo anche col Pacifico, 18.000 km da Lima a Sydney. Tipi coriacei e folli, che ci riprovano ancora e ancora.

Ma Alex aveva ventisette anni e Jean settantacinque. Sta tutta qui la grandezza. Nel non arrendersi mai e provare a vivere comunque, sempre seguendo la propria vena, senza badare al tempo. Immaginiamo che anche lui avrà avuto qualche problemino fisico tipico della sua età, che so, artrosi, prostatite, mal di schiena. Certo che sì. Avrà anche ricevuto regolarmente la sua pensioncina ogni fine mese, ma invece che andare a ritirarla in posta, ha preferito occuparsi di rotte, ormeggi e Gps.

Troppo facile smarcarsi da lui e dai suoi modi dandogli del matto e del bontempone. Proviamo piuttosto a capire cosa ha voluto dire, in fondo una regola antica e immutabile: inseguire ciò che ci piace davvero, assaporando ogni istante di libertà e lasciando fluire i propri sogni, soprattutto in età adulta.

Lo possiamo fare anche dietro l’angolo, anche fuori porta, anche ai giardinetti. Ciascuno nel modo preferito. Non serve tuffarsi per forza nell’oceano, ma sentirsi vivi e ancora giovani a settantacinque anni o a cento anni, questo sì, è una possibilità.

Messaggio ricevuto, amico Jacques. Vedremo di fare del nostro meglio. Tu riposa in pace nel tuo amato oceano, senza neanche remare più.

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