“VARIANTE INGLESE”, MUTA ANCHE LA NOSTRA ANSIA

di MARIO SCHIANI –  “Variante inglese” è una bellissima costruzione lessicale, purtroppo andata sprecata. Sarebbe stata perfetta per gli scacchi, accanto a “gambetto di donna” e “difesa siciliana”. O come titolo di un romanzo di spionaggio, un bell’intreccio del compianto John Le Carré, magari, o perfino di Graham Greene. Invece, ce la ritroviamo a inquinare un Natale già ridotto ai minimi termini. Indica una mutazione del virus, a quanto pare proveniente da Londra e già individuata in Italia: non è più aggressiva, dicono i primi rapporti medici, ma è molto contagiosa. Infatti, l’abbiamo già contratta tutti. Nella testa, almeno.
Subito hanno organizzato un bel vertice dell’Ue per far fronte alla nuova minaccia, e sappiamo quanto i vertici Ue facciamo bene alla salute, ma temiamo che in questo caso neppure esista la possibilità di concepire una mossa tempestiva. Parliamo naturalmente del contraccolpo psicologico: la “variante inglese” ha già messo in scacco le nostre energie residue. Proprio quando la distribuzione dei vaccini è alle porte, il virus cambia, aggiorna il software, si trasforma come il mostro di una fiaba horror.

Qualche virologo, buttato giù dal letto la mattina presto dai soliti giornalisti, ha detto che la mutazione “non dovrebbe” diminuire l’efficacia del vaccino. Purtroppo l’esperienza insegna che anche le opinioni dei virologi sono soggette a mutazioni e spesso anche molto aggressive: un recente tweet di Zangrillo, infarcito di espressioni tecniche come “figata”, “sciacalli” e “cazzate”, ne fa fede. Intanto, la “variante inglese” ha sortito l’effetto di ringalluzzire il fronte dei negazionisti, i quali vedono in questa notizia un ben congegnato colpo di scena nella grande fiction del Covid, un pretesto per estendere la famigerata “dittatura sanitaria” oltre che, ma questo non lo dicono apertamente, l’occasione ghiottissima di mantenere alta l’attenzione sulle loro teorie strampalate. Va detto che questo fronte, per come siamo messi, rappresenta ormai soltanto la sorgente di un irritante rumore di fondo, la controprova che l‘ignoranza è una malattia endemica della società, e perdonate se non sono a riuscito a risparmiarvi una metafora sanitaria. In questo ultimo scorcio del 2020 dovremo vedercela non tanto con chi nega l’evidenza ma con la mutazione delle nostre stesse incertezze, che oggi aprono un nuovo fronte, manifestano l’ennesima ramificazione, ci spingono a nuovi timori, esortano un sovraccarico di speculazioni.
Davvero un bel pranzo di Natale, quello che ci aspetta: alla presenza di due sparuti parenti, non si sa più se negativi, oppure portatori dell’originale cinese o del nuovissimo modello britannico. Mangeremo il panettone rintanati ai quattro angoli della stanza, mentre dal televisore si alzerà lo strepito dell’ennesimo match tra virologi. Galli sembra in forma, oggi: cinque a uno che vince prima dell’interruzione pubblicitaria.
Scusate il sarcasmo e soprattutto lo sconforto, ma condividere qualche (altro)pensiero di questi tempi non può che far bene. In questo l’animo umano è da millenni impermeabile alle mutazioni: uno sfogo, un gesto di incoraggiamento e riprende la strada.

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