UNIVERSITA’ IN MACERIE

di CRISTIANO GATTI – E subito dopo la risata per il grottesco della faccenda, qualcosa bisognerà pur dire sull’università. Su questa università di Perugia che si gioca il prestigio e la reputazione del glorioso ateneo per seguire diligentemente lo spartito moderno di un cinepanettone, dove comandano astuzie, servilismi, opportunismi, meschinità. Compreso il finale, questo scontato e raggelante comunicato in cui si dice che tutto è andato secondo le regole.

Riguardando il film da capo, si sentono (sempre viva le intercettazioni, senza le quali almeno quarant’anni di storia italiana non sarebbe la stessa) si sentono i professoroni (nella foto, orgogliosissimi, con Suarez promosso) adeguarsi ben volentieri all’andazzo, per cogliere al volo l’occasione del brandello di notorietà. Siamo nel solco delle università che per uscire dalla zona d’ombra del sapere e dello studio, per sposare la logica commerciale dell’immagine, s’inventano lauree honoris causa a nani e ballerine. Lo scopo sociale non è formare uomini di domani, ma strappare un servizio sul tg e un titolo sul giornale. Visto che essere una buona università, magari severa e impegnativa, non interessa più, subito imboccare la scorciatoia veloce del fatuo e del vacuo, con risultati così immediati e così gratificanti. Ha chiamato la Juve, ci manda un campione, “figuriamoci se uno che guadagna 10 milioni all’anno non deve passare”.

Proprio una solenne lezione di saggezza e di virtù impartita a migliaia di studenti. I loro professori più importanti che nemmeno si sognano di opporsi alla furbata: e che diamine, il mondo va così, bisognerà pur imparare come si sta al mondo. Dieci minuti di recita e via, anche Suarez è italiano e sa l’italiano. Opporsi? Ormai la risposta è sempre la stessa: è tutto così, chi sono io per cambiare le cose, non ne vale proprio la pena.

Quanto squallore morale, quanta miseria etica in questa classe docente che ride perchè il candidato non sa coniugare i verbi, eppure va promosso. E quanti danni, quante devastazioni, quante ricadute devastanti sull’idea stessa della nostra università, sul nostro mondo educativo, sul nostro Paese intero, ancora una volta sbertucciato in tutto il pianeta per i soliti vizi e le solite meschinità da Alberto Sordi.

In Italia, però, sopravvivono ancora i Cantone (il procuratore) e i Sarri (il militare, in questo caso), che ascoltando le telefonate non si voltano dall’altra parte, al grido di ormai è tutto così, non ne vale la pena. Conoscono il loro dovere e la loro funzione, prendono seriamente la questione e senza problemi vanno fino in fondo. Altro che cinepanettone.

E allora converrà tenerci stretta questa seconda Italia, sperando che prima o poi diventi anche la prima a livello numerico, a livello di indirizzo morale. Quanto a loro, ai vertici dell’università di Perugia, hanno l’ultima possibilità di uscire con un fondo di dignità: levarsi di torno. Anche se c’era da ridere, non era una ragazzata. E’ una bomba atomica sulla credibilità dell’università e dell’Italia intera. Ci sono davvero tutti i motivi per andarsi a nascondere. Anche perchè, se invece restano lì imperturbabili, in quelli che vengono definiti i posti chiave dell’università, allora tutti quanti abbiamo diritto a un inevitabile dubbio: chiederci in che modo ci sono arrivati.

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