UNA FAMIGLIA ITALIANA DA 10 EURO AL GIORNO

«È diventato tutto molto più complicato. Per arrivare alla fine del mese, che è sempre un miracolo, si fa solo colazione e cena. Il pranzo non esiste più. Evitiamo di mangiare così non consumiamo».

Crisi o non crisi, Covid o non Covid, sento dire che gli italiani hanno un enorme potere di risparmio. Le casse dello Stato languono, e languono sempre le casse dello Stato, PNRR o non, ma gli italiani avrebbero conti correnti gonfi come cuscini riempiti di banconote.

Sarà così per qualche italiano, forse per molti, certo non per tutti. E, per quanto contraddittorio possa suonare, forse non per molti.

Certo non è così per Laura T., 40 anni, di Settimo Torinese, che lei immagino abbia da tempo ribattezzato come Settimo: Arrangiarsi. Anche se in realtà, nelle sue condizioni, contravvenire al settimo comandamento, quello che invita a non rubare, potrebbe non essere così inevitabile.

Eppure lei non ruba, lei fa i conti, ma conti molto semplici. Volentieri ne farebbe di più complicati. Ora le basta contare fino a dieci, ogni giorno fino a dieci, perché più di dieci euro per il mangiare non può spendere. Con un compagno che lavora, vero, ma anche con tre figli sul groppone, un mutuo, spese, bollette, e sempre viva l’italiano medio che invece riempie i conti correnti, si paga la pensione integrativa, programma le ferie e magari mette pure in saccoccia qualcosa in nero.

Laura lavorava, faceva la segretaria d’azienda. Ora non più, è disoccupata e, con le bollette-bombe che piovono, la spesa come prima non la può più fare, la fa calcolatrice alla mano, la spesa: dieci euro al giorno, non di più.

«Purtroppo quando è arrivato il Covid mi hanno licenziata, non c’era più posto per me, facevo la segretaria in un’azienda». «Come si vive con un solo stipendio? Malissimo. Vado a fare la spesa portandomi dietro la calcolatrice. Non posso spendere più di dieci euro al giorno. Per curarmi i denti devo fare un prestito, non esistono vacanze, e ora devo inventarmi qualcosa per racimolare i soldi per la festa di compleanno dei bambini».

Ancora, dice Laura: «A dicembre si è rotta la lavatrice e come dovevo fare? Ho chiesto i soldi a mio padre, che è andato in pensione da poco. Gli ho detto che prima o poi gli darò indietro quei soldi, che si è trattato di un prestito. Ma lui sa che non glieli potrò restituire. E tutto questo è frustrante».

E umiliante, aggiungo, dover tornare alla sovvenzione del papà o della mamma per poter sbarcare il lunario, a 40 anni.

«Si va avanti per inerzia. Vivi per i bambini, non puoi permetterti di morire, devi pensare a farli crescere. Quello che lo Stato non ha capito è che qui servono lavoro e liquidità, altrimenti sarà la fine per tutti. Quando ci sono i giorni bui penso sempre a chi sta peggio di me. Mi serve per andare avanti. Le spese per una famiglia sono tantissime, adesso c’è da pagare il gas, l’energia elettrica, il bollo dell’auto, è scaduta anche la revisione, l’amministratore non lo paghiamo non so da quanti mesi. Ma come si fa? Vado a rubare?».

Appunto, Settimo: non rubare, come si diceva. Io credo che le parole di Laura dicano tutto e credo che le parole di Laura siano le stesse di Maria, Luisa, Anna, Clara, Marta e tutte le altre. Tutte quelle che vorrebbero continuare a vivere per i propri figli, almeno per loro, ma vorrebbero anche non dover rubare.

Non oso dire cosa si debba o non si debba fare, chi sta ai posti giusti se lo sta chiedendo e sta agendo, voglio credere. Forse, magari. La prospettiva deve certamente essere quella lunga, questo mi sento di dirlo, ma una lente deve per forza di cose essere puntata anche al qui e ora. Perché la verità degli italiani risparmiatori è una bella storiella, ma la vera verità è un’altra: risparmia chi può farlo, non necessariamente la maggioranza, e anche se fosse la maggioranza poco cambia, un popolo è tale dal primo all’ultimo, un ultimo che sta in coda non per cattiva volontà, ma perché proprio non ha le forze e i mezzi per farcela, lazzaroni e falsi invalidi a parte, ma non è di loro che si parla.

L’alternativa sta lì, in quella casella, la numero sette: arrangiarsi, forse rubare, forse, per qualcuno – e ci siamo già passati -, farla finita.

L’allarme è suonato, ricordiamolo, e non è quello di una banca svaligiata.

 

 

 

 

 

 

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