UN NUOVO GURU PER LETTA

di GIORGIO GANDOLA – Poiché nessuno dice cose di sinistra, ci pensa Fedez (nella foto) dal palco del Concertone. A chi non ha più il biberon a portata di mano la faccenda ricorda qualcosa, un lamento lontano e una stagione identica, cominciata con meccanismi identici: Nanni Moretti 25 anni fa inventò i girotondi allo stesso modo. Da un palco romano, sparando nel microfono: «Con questi dirigenti non vinceremo mai».

Prodi e D’Alema rimasero di sasso, Veltroni al solito provò a travestirsi e a cavalcare la protesta del generone intellettual-cinematografico-canterino ritenendo di poter intercettare i voti dei «ggggiovani». Il circo andò avanti per qualche anno, al punto che il Giornale mi mandava ai festival del cinema (Cannes e Venezia) non per guardare film, ma per seguire “il vero capo politico del centrosinistra” e le sue esternazioni lunari. Massima frustrazione alla quale riuscivo a sopperire imbucandomi nelle conferenze stampa di Emmanuel Béart o di Sharon Stone.

La stagione finì com’era cominciata. Moretti invecchiò, Dino Risi lo affondò con una battuta (“Bravino ma bisognerebbe dirgli: Spostati che devo vedere il film”) e la gauche scoprì che nel Paese continuava a perdere consensi anche con lui.

Ora, in mancanza di un progetto di Paese, si riparte da Fedez. Da Gramsci ai rapper, cosa vuoi che sia?

Il ragazzo con l’attico al City Life e la Lamborghini l’ha capìto, ha colto il fremito sociale e ha mosso la regina sulla scacchiera della politica. Che in questo caso non è la moglie Chiara Ferragni, ma in fondo il lavoro è lo stesso: lei crea fatturato facendo l’influencer (che significa pur sempre vendere prodotti), lui influenza il popolo smarrito, che capisce più i suoi tweet dei discorsi logorroici di Goffredo Bettini e delle otto correnti del Nazareno del tenero Enrico Letta.

Il corto circuito del primo maggio è totale, basta mettere insieme i tasselli del mosaico. Fedez parla con il vicedirettore di Raitre Ilaria Capitani (il soprannome TeleKabul dovrebbe essere garanzia di comunanza), le preannuncia lo sproloquio e incassa perplessità riassumibili in un concetto molto semplice: dalla Tv pubblica è disdicevole fare comizi, il canone è pagato anche da chi non la pensa come lui, la Rai non è ancora la sua pagina Facebook.

Il rapper sale sul palco di San Giovanni, dice esattamente ciò che voleva dire e poi grida alla censura. Un capolavoro. Qui si scatena la tempesta perfetta perché i vertici di Raitre smentiscono e lui, abituato a registrare ogni momento della sua dorata esistenza per poi esibirla in rete, posta la conversazione per sputtanare tutti. Il metodo è noto: aveva fatto le prove generali con la vaccinazione della nonna, trasformando un triste “saltafila” mal riuscito in un’accusa libertaria. L’importante è che se ne parli.

Qui non si vuole entrare nel merito del ddl Zan (lo facciano sociologi, politologi e sacerdoti più accreditati) ma fotografare il metodo Fedez. Ora lo showman – che qualche anno fa irrideva dallo stesso palco i gay – si gode il trionfo. E incassa la solidarietà dei leader politici di riferimento, accorsi in soccorso del vincitore.
Sono soprattutto due. Pezzi da novanta. Il primo è Letta, che vorrebbe arruolarlo per rastrellare consensi giovanili (esattamente come accadde con Moretti), pur sapendo che Raitre è da mezzo secolo un fortino della sinistra. Il secondo è Conte. Il quale è lo stesso Giuseppi che negli ultimi tre anni, da premier, ha nominato l’amministratore delegato della Rai, ha benedetto la scelta di Franco Di Mare direttore di rete in quota grillina e quella di Mario Orfeo – evergreen non certo assimilabile ai biechi reazionari – al Tg3.

La parrocchietta litiga e s’indigna facendo finta di non sapere che la baruffa è un affare di famiglia. Per chiudere il cerchio (magico) manca solo un’inchiesta di Report sulla censura in casa sua. Mentre tutto questo accade, il nuovo guru dei girotondi rap se la ride. Ha aumentato i follower, ha dato un senso politico ai suoi tatuaggi, è entrato nel Pantheon degli intellettuali organici. E in attesa che qualcuno gli dica “spostati che devo sentire la musica”, ha sviato l’attenzione dalle sue inascoltabili canzoni.

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Un commento su “UN NUOVO GURU PER LETTA

  1. Fiorenzo Alessi il said:

    Egr.Ditt.Giorgio Gandola,
    Si rende conto di cosa sta dicendo, scrivendolo pure ?
    Vorrebbe forse che l’intelligenza, od almeno il buon senso, determinassero la nostra vita ?
    Sapendo di ometterne diverse ed altrettanto emblematiche , lei crede che parole come serietà, coerenza, rispetto, dignità, ci metto anche vergogna, abbiano ancora un benché minimo diritto di cittadinanza in questa razza di Circo Medrano ( e mi scuso con il Circo !) a cui si è ridotta la nostra quotidianità ?
    Via , non scherziamo .
    Se un tizio come e com’è tale FEDEZ suscita un dibattito che viene definito “politico”, a mio modo di vedere siamo messi davvero male.
    Mi consolo pensando ad un Grande Uomo davvero, addirittura un Principe, di nome De Curtis , in arte Totò.
    Quanto a livello artistico siamo in uno spazio siderale rispetto al palcoscenico terrestre dell’esternazione furbastra e sgangherata del Tizio tatuato peggio di un muro periferico ferroviario.
    Ad esagerare , e degnandolo di una sarcastica considerazione, il Principe lo avrebbe liquidato, al contempo seppellendolo, con un significativo……ma mi faccia il piacere !!!
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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