UN CAVILLO PER LE MARCHE

Facciamo attenzione, apriamo gli occhi e stiamo in campana: a poche ore dal voto è partita una nuova campagna denigratoria, stavolta orchestrata sul dramma dell’alluvione nelle Marche. Vorrebbero farci credere che i morti rimasti sotto l’onda di piena fangosa e macabra sono morti non tanto e non solo per la portata eccezionale dell’evento naturale, ma anche e soprattutto per l’apatia cialtrona, la burocrazia fetente, la pigrizia tossica e parolaia dei nostri apparati pubblici. Del nostro sistema Stato. In altre parole di quel sistema impersonale e indefinibile che non ha nome e faccia, ma che a quanto pare ogni volta decide in modo pesante e spietato sulle nostre vite.

Stavolta l’affondo propagandistico ci racconta una story telling veramente inverosimile e spudorata, e cioè che uno stupido cavillo avrebbe bloccato il cantiere per mettere in sicurezza il torrente Misa, il torrente assassino, il torrente che già nel 2014 aveva lanciato i suoi funerei avvertimenti. Praticamente un ultimatum.

Un tentativo per rimettere le cose in sicurezza l’aveva messo a punto – così ci raccontano – il Consorzio di Bonifica marchigiano. Un progetto presentato nel 2019, approvato nel 2020 e poi improvvisamente bloccato nel 2021: tempo e soldi buttati per un cavillo legato alla natura dei materiali da estrarre dal fiume, quali sì e quali no. Così, la morale che dovremmo trarre, peraltro non nuova: “L’esondazione si poteva evitare, ma il fiume si è ritrovato abbandonato a se stesso”.

Morte, distruzione, danni incalcolabili, quel piccolo Mattia ancora disperso nel nulla, tutto messo in conto a un cavillo burocratico. Uno stupido appiglio, verboso e fumoso, comunque il classico granello capace di inceppare la mastodontica macchina.

Ma diciamolo: noi dovremmo credere a una follia simile? Se fossimo in una repubblica delle banane, se fossimo nelle estreme lontananza del Terzo Mondo, magari potremmo anche bercela. Ma invece siamo in Italia, nel cuore dell’Occidente, nella settima – o giù di lì – potenza economica del mondo, nella culla eterna della civiltà e dell’umanesimo, delle radici cristiane e della bellezza assoluta: davvero dovremmo credere che in un luogo così basti uno stupido cavillo per condannare a morte tante creature e un’intera vallata? Via, siamo seri, queste sono storie dell’altro mondo. Un paese civile come il nostro non accetterebbe mai una simile assurdità.

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