TUTTI IN GINOCCHIO DAVANTI A MANCINI

di PIER AUGUSTO STAGI – Comunque vada sarà un successo. E, cosa mai successa, la stampa è tutta ripiegata su sé stessa e inginocchiata davanti alla nuova divinità italica: Roberto Mancini.

Per quanto mi riguarda il ct azzurro mi è simpatico a priori semplicemente perché è un ciclista praticante, un amico delle due ruote, un amico vero e sincero del povero Michele Scarponi (me ne parlava in continuazione Michele) e quanto mi basta, ma visto che ho grande stima per il suddetto condottiero azzurro, al suo posto farei tutti gli scongiuri del caso, visto che per l’intellighenzia italiana gli azzurri se non hanno già vinto il titolo europeo, non ci arriveranno molto lontano.

Comunque vada sarà un successo, dicevamo. Da venerdì l’Italia si fermerà, rintanandosi in casa senza il bisogno alcuno di colori e dpcm: tutti davanti alla tivù, convinti di vedere una delle nazionali più forti di sempre, altro che quelle di Bearzot e Lippi; altro che notte Mundial o il cielo azzurro sopra Berlino: questa di Mancini Roberto, squadra senza blocchi ma piena di tante altre cose, è pronta a riscrivere la nostra storia pallonara.

I giornaloni, i mainstream sono tutti schierati: ma che bella l’Italia di Mancini, tutti esaltati dalla sontuosa vittoria contro il San Marino e la Repubblica Ceca. Difesa super, gioco moderno, giocatori intercambiabili, pressing e fantasia. La gggente è già in sollucchero.

Nessuno che si chieda: ma fino ad oggi, contro chi abbiamo giocato? Certo, vincere non è mai facile e gli azzurri hanno solo vinto, però andiamoci calmi con l’entusiasmo. Sia per gli azzurri che per lo stesso Mancini, che però non fa nulla per gettare un po’ di acqua sul fuoco, anzi, rilancia con qualche goccia di alcool.

Gli azzurri arrivano agli Europei senza aver incontrato mai una grande nazionale. Mario Sconcerti sul “Corriere della Sera” sottolinea l’assenza di «un uomo guida» salvo poi aggiungere: «Ma anche quello è un problema forse superato». Forse.

E Raspadori? È già “Pablito”, il nuovo Rossi, anche se a parte l’Europeo Under 21 non ha la minima esperienza internazionale. Sempre Sconcerti, sempre sul “Corriere”, rileva che «è la prima volta che il giocatore simbolo della Nazionale è il suo allenatore». E questo cosa vuol dire? Che manca il faro, l’uomo guida: l’uomo di talento. Abbiamo tanti faticatori, molti elementi pronti a fare di tutto e di più, speriamo che lo sappiano fare anche bene.

Però il mistero resta: chissà perché – questa volta – tanto entusiasmo? Perché tutta questa apertura di credito? Forse per via dei “lockdown”, del troppo tempo passato rinchiusi in casa, e di quell’insanabile desiderio di scendere in piazza a festeggiare. E dire che ne abbiamo viste di nazionali, e dire che qualcosa in questi anni abbiamo vinto (nel 2006, un Mondiale…). Chi più chi meno, dovremmo essere tutti vaccinati.

Precedente SORRIDERE AMARO Successivo NESSUNA INDULGENZA PER I BOIA DI SAMAN

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.