TUTTI A LEZIONE DAL PROF DIBBA (E CHI SE LO PERDE)

“Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”. Lo diceva un grande filosofo di periferia, Giovanni Trapattoni, ai cronistelli con in tasca la tattica perfetta per vincere la Champions tutte le settimane. Chissà perché la frase è rimbalzata sulla scrivania come una palla magica alla notizia dell’approssimarsi di un nuovo docente dei massimi sistemi nell’Italia orfana di certezze: Alessandro Di Battista.

Proprio lui, l’ex intellettuale liquido del Movimento 5Stelle, lo spirito libero esempio per tutti coloro che si ribellano a qualcosa (al sistema istituzionale come alla banana nella macedonia), è in procinto di salire in cattedra e tenere lezioni su “Strategie e segreti della comunicazione politica”. Costo 39 euro (sconto comitive) per tre ore in collegamento streaming il 18 maggio su Google Meet; diciamolo subito, è più a buon mercato di consulenti sconosciuti che vendono fumo come lui, ma con prosopopea siliconvallica. Quanto ai guru dei talk show, peggio di Ricciardi, Crisanti e Orsini (a temi interscambiabili) non può fare.

Così rientra in scena il Dibba. L’occasione è la tornata delle elezioni amministrative di giugno, nella quale si presume ci sarà un’altra infornata di dilettanti allo sbaraglio in tutti i partiti. Del resto la classe dirigente viene reclutata per strada proprio dai tempi del grillismo imperante, quindi chi meglio di uno dei campioni del Vaffa può spiegare stili, linguaggi e raffinatezze istituzionali ai nuovi candidati?

“Apprendi le strategie più efficaci da usare in campagna elettorale per ottenere il miglior risultato alle elezioni di giugno”, è spiegato nella presentazione dell’evento. Sulla foto c’è un Di Battista che sorride sornione e promette risultati certi. Chi seguirà seriamente le tre ore di corso avrà l’opportunità di diventare ministro degli Esteri e di svolgere il ruolo con la competenza di un Luigi Di Maio. Bisogna aver studiato per dire: «La Russia è un paese che si affaccia sul Mediterraneo».

La performance di Di Battista è una replica. A qualcuno è infatti sfuggita l’anteprima di febbraio, quando con lo stesso metodo online il nostro ha tenuto una lectio magistralis sulla comunicazione Tv prendendo ad esempio non Marshall McLuhan ma se stesso. Praticamente il corso verteva sulle esibizioni del Dibba medesimo, con insegnamenti da luminare e frasi scolpite nella pietra. Eccone due: “Arrabbiarsi nella comunicazione va bene, innervosirsi no”. “Bisogna trasformare lo stress in energia, quando andavo da Floris funzionava così”. Poi c’è la masterclass, quella per gli adepti selezionati, in cui il Che Guevara del grillismo primigenio denuncia il maccartismo di chi non lo fa parlare. E lo fa stando perennemente collegato ovunque.

C’è qualcosa di imperdibile e surreale nel corso di Dibba: l’alto magistero del docente. Viene infatti definito “uno dei comunicatori più straordinari del panorama italiano”, laddove la parola “panorama” può essere tranquillamente sostituita con la parola “circo”. Con lui nei dintorni vale tutto. Un mese fa per esempio disse: «Draghi non capisce niente di politica e poco di economia». Prima parte della frase anche legittima (per come è finita la corsa del premier al Quirinale), seconda parte semplicemente ridicola per definire un ex presidente della Bce. Come dire che Carlo Cracco non è in grado di cucinare gli spaghetti al pomodoro e Caravaggio non sapeva disegnare.

Ma Dibba può dire ciò che vuole e per 39 euro in tre ore riuscirà di sicuro a farci ridere. Un vantaggio sui colleghi: gli spettacoli di Maurizio Crozza costano uguale ma durano di meno.

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