TRIONFA LA CRETINATA DEL GENITORE 1 E 2

di JOHNNY RONCALLI – Sui documenti e sui moduli che riguardano ragazzi sotto i quattordici anni, cambieranno nuovamente le voci che introducono i nomi di chi li ha generati, o di chi li ha adottati. O di chi ne fa le veci.

Sono anni nei quali proprio non si riesce a far pace e a stare in pace con la biologia, con la semplicità, con il senso naturale delle cose, indipendentemente dagli schieramenti.

Lo vuole anche la Comunità europea, tra politicamente corretto, ma geneticamente sbagliato, e rispetto della riservatezza, ma non della nuda, banale, semplice realtà.

Cominciò nel 2015 Renzi, sempre lui, insopportabile bubbone, eliminando le diciture “padre” e “madre” e sostituendole con le algide “genitore 1” e “genitore 2”. Salvini, prevedibilmente, impose il ripristino delle voci tradizionali. Ora, il ministro dell’interno Luciana Lamorgese ripropone la successione cardinale dei genitori: primo, secondo, e in un batter di ciglia siamo alla frutta.

Lo chiede (lo impone) la Comunità europea, dice Lamorgese, «per garantire conformità al quadro normativo introdotto dal regolamento Ue e per superare le problematiche applicative segnalate dal Garante della privacy» e perché «il garante della privacy ha rilevato che la dicitura padre e madre nella carta d’identità digitale ha comportato forti criticità, dal punto di vista della protezione dei dati e della tutela dei minori, nei casi in cui i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale non siano riconducibili alla figura materna o paterna».

Non si tratta di destra, sinistra, centro, tradizionalisti, progressisti, cisalpini o transalpini. Chi può essere sinceramente offeso da parole come padre e madre? Chi può pensare che davvero possano esservi questioni di riservatezza rilevanti usando padre e madre oppure irrilevanti usando genitore 1 e genitore 2?

“O chi ne fa le veci”, è una formula con la quale tutti siamo cresciuti, con la quale tutti abbiamo familiarità, ci è sempre parsa normale e inevitabile, laddove il padre e la madre, per qualsiasi ragione fosse, non potessero o non volessero essere tali.

Ma primo e secondo poi? Vogliono fare i politicamente corretti e poi impongono la classifica, perché anche se l’intento non è la graduatoria, uno degli effetti lo è.

Non è certo la prima volta che la Comunità europea impone requisiti, formalismi, misure, ingredienti, non è certo la prima volta che la Comunità europea dice stupidaggini. Di nuovo, non ci può essere alcun cappello politico su una questione di tale limpidezza: c’è un padre, c’è una madre, da che mondo è mondo. Ed è pure piuttosto rassicurante e bello ricordarcelo.

Proprio perché sono questi i tempi, mi rendo conto che è difficile spogliare le argomentazioni, renderle pulite da presunte inclinazioni politiche. Servirebbe un manipolo di rivoluzionari che lanciasse una crociata in favore delle diciture “papà” e “mamma”.

Ecco, sì, papà e mamma, questo servirebbe. Perché da destra a sinistra, dalla Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno, da lì tutti quanti veniamo.

2 pensieri su “TRIONFA LA CRETINATA DEL GENITORE 1 E 2

  1. TS dice:

    Una mirabolante e ruffiana frittata saltata in padella.
    Questa è la definizione più corretta per questo “articolo”, che è l’ennesimo modo “gentile e garbato” per esprimere omofobia e totale mancanza di rispetto per il prossimo.
    Perché a lei non interessa assolutamente nulla del formalismo linguistico, anche se cerca di lasciare intendere questo. Interessa che questa non sia una apertura psicologica alle coppie omosessuali. Perché farsi una forchettata di fatti suoi e lasciare vivere il suo prossimo, proprio non le va bene. Oppure ha paura di non capire dove dovrà apporre la sua firma la prossima volta? Magari dovendo litigare con sua moglie, spinto dal machismo da una parte e da sottomissione dall’altra, su chi deve essere il “numero uno” e chi il “numero due”, perché l’uno è più importante e viene prima del due?
    Mi piacerebbe tanto che i vostri studi, il tempo passato sui banchi fossero serviti a qualcosa (a parte scaldarli). Che vi avessero donato quell’apertura mentale che non significa per forza a tutti i costi accettare, ma semplicemente RISPETTARE. Perché quello che lei ha fatto con questo articolo RUFFIANO, non si chiama rispetto.

  2. Johnny Roncalli dice:

    A proposito di formalismo linguistico, le confesso che accuso una certa fatica a rivolgermi a una persona che scrive e non appone la propria firma. Non amassi il vento, lo chiamerei in causa come anonimo destinatario.
    Non mi avventuro nel commento delle sue risentite considerazioni, continuo a pensare che padre e madre siano appellativi naturali sufficienti.
    So che appellarsi alla natura suona sempre più ottuso e irrispettoso, questo sì, che io suoni irrispettoso nei confronti del prossimo è opinione sua.
    Tuttavia. Lei parla di machismo, di moglie, di omofobia, di sottomissione, di farmi i fatti miei.
    Solo, le chiedo, ci conosciamo? Le risulta che io non sia gay? Che io sia sposato? Che abbia figli? Che non ne abbia? Che ne abbia persi?
    Magari le provocherebbe particolare fastidio sapere che sono una persona di sinistra con pensieri di destra? Oppure una persona gay con pensieri che secondo lei una persona gay non dovrebbe avere, ?
    Ma che sto facendo? Si può mai essere rispettosi al punto da scomodarsi per rispondere a un paio di iniziali?
    Johnny Roncalli

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