PALLONE INFETTO

di TONY DAMASCELLI – Non tutto ciò che è positivo può essere gradito. Prendete quelli del football: son lì che sfogliano la margherita, torno o non torno, gioco o non gioco, e, improvvise, arrivano le notizie di un positivo qua, un altro là, e ancora, e ancora. Panico nelle redazioni dei fogli sportivi, tensione tra gli ultras, euforia nei bar, chiusi, di Capalbio. Il football al centro del mondo, mentre là fuori si vive con la nuvola (cinese) di Fantozzi che ci seguirà a lungo, sui prati verdi del calcio si corre e si suda, sognando la ripresa dei derby e delle sfide, un devi morire non si negherà a nessuno.

Strano il mondo che si occupa e vive di pallone. Pensa di sfangarla a prescindere, sostiene di avere drammatici problemi contabili, ignorando che il resto della popolazione non ha nemmeno il tempo di pensare, è già in fondo al water closet e teme che qualcuno tiri lo sciacquone. Chiedo scusa per l’immagine poco profumata ma così stanno le cose, oltre alla gravità di un tackle e di un corner.

I casi di positività aumentano ma c’è chi ha la faccia tosta di ribadire «ma era prevedibile, se fanno i tamponi, prima o poi…». Prima o poi, cosa? E perché continuate a premere sull’acceleratore invece di rallentare e riflettere?

Esempio: il gruppo federale, nel senso presidente e soci della Federcalcio, si è ben guardato, in questi due mesi, di contattare e coinvolgere il presidente dei medici sportivi di calcio, Castellacci Enrico, già medico dell’Italia mondiale in Germania 2006. Lo stesso Castellacci ha inviato un paio di lettere a Gravina, mettendosi a disposizione, ma il presidente del pallone è così oberato di impegni, documenti, riunioni, pratiche, telefonate, varie ed eventuali, da non trovare il tempo e l’educazione di una risposta, anche negativa.

Meglio ascoltare il condominio tutto chiacchiere e distintivi di presidenti, direttori sportivi, opinionisti, delegati, meglio affidarsi, senza fidarsi, al governo e all’istituto superiore di sanità, respingendo eventuali responsabilità in materia, liberandosi dal peso, come facevamo noi da ragazzi, quando giocavamo a “darsela”, un “ce l’hai!”  ti salva sempre in calcio d’angolo, anche nella vita.

In questo brusio fastidioso, nessuno ha voglia di vestire i panni di Edouard Philippe, primo ministro di Francia, che ha chiuso tutti i giochi fino a settembre, o, al contrario, di frau Angela Merkel che, invece, ha aperto le danze alla Bundesliga e ad ogni altra disciplina sportiva.

Noi, no. Noi abbiamo un Arcuri, purtroppo senza apostrofo, un Borelli, purtroppo senza mascherina, un Conte, purtroppo e basta. Sui dirigenti del calcio mi avvalgo della facoltà di non rispondere, ai “poster” l’ardua sentenza.

Totale: aspettiamo un altro positivo, tanto la ripresa è alle porte (chiuse), siamo a maggio e tra qualche settimana torneremo in spiaggia, lassù sulle montagne o a raccogliere ciliegie, mentre Dybala e Lautaro, Dzeko e Immobile, finalmente riempiranno le nostre giornate, vuote di tutto. Ah, dimenticavo: e i trentamila morti? Un minuto di silenzio, lutto al braccio e fischio d’inizio.

Precedente L'UMANITA' DI CHAPLIN Successivo MILANO DA BERE E DA SUICIDIO

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.