TORNA L’UNICO CHE DIVERTE ANCHE PERDENDO

di TONY DAMASCELLI – Roba da Cinecittà. Ma è calcio, suppergiù la stessa cosa. Roma ritorna imperiale. Josè Mourinho (nella foto) è il nuovo allenatore, per anni tre, almeno sul contratto. Colpo cinematografico, la Friedkin family è stanca di ascoltare Roma nun fa la stupida stasera e roba del genere, ciak si gira, si volta e si svolta, arriva il numero uno o reduce da un’epoca bellissima, coppe e titoli in Portogallo, Italia, Spagna, Inghilterra, nelle ore del tripudio interista arieccolo lo special-one della Madunina, che essendo uno dei più grandi paraculi dell’orbe terraqueo si è presentato con un meraviglioso “Daje Roma”.

Assembramenti dal Quarticciolo ai Parioli, si annunciano nuove canzoni di Venditti, spogliarelli della Ferilli, film di Vanzina and Verdone, la maggica ritrova sangue dopo i veleni dei finti yankee, degli allenatori fragili, di colpo nessuno parla più di Totti, anche se un’ideuzza der Pupone che ritorna al fianco der Pupo magno non sarebbe da buttare via.

Josè Mourinho è reduce da tre esoneri e da quattro anni sta a zero tituli, ma questo non cambia il suo passaporto diplomatico, la sua personalità, anche la sua cultura ed educazione superiore al blob nostrano e internazionale, al di là di esibizioni plateali (manette, prostituzione intellettuale) per portarsi avanti con il lavoro tra tifosi e spogliatoio. E’ furbo, intelligente, ma il suo football non incanta l’adanismo di moda. Non spaccia football, ma parcheggia il bus ai sedici metri e via andare con la transizione che fino al suo sbarco in Italia chiamavasi contropiede.

Josè non ha saudade della sua terra, ad esempio odia il bacalao, a Roma potrà sollazzarsi, ma nella sua carriera non si è fatto mancare nulla, Lisbona, Madrid, Milano, Londra, Manchester, evitando borghi calcistici minori “perché io non sono un pirla” aveva spiegato da volpe meneghina. Ha le spalle, con o senza esse, per respingere radio private e giornalismo gossipparo romano e romanesco, non ha la fragilità emotiva di Fonseca, di Luis Enrique o di Garcia, il popolo giallorosso gli chiede di restaurare l’impero ma non ci sono i sesterzi, le casse sono vuote e sta agli americani iniettare dollari per rimettere a posto bilancio e debiti verso la qualunque.

Ma l’annuncio ha fatto saltare in aria il titolo in Borsa e il tam tam ha cancellato le depressioni causate dalla Raggi sindaco. La sfida a Conte è già partita, si ricordano le liti inglesi da vecchie zitelle inacidite, stavolta uno, il salentino, parte special, l’altro, il lusitano, da duellante pronto al colpo della vita.

Già prevedo le prime parole di Josè, come quelle di Petrolini Nerone: “Roma rinascerà più bella e più superba che pria..”. Bravo! “Grazie!”…

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