SULL’UCRAINA BRILLA IL MANAGER CODARDO E OPPORTUNISTA

Odio la censura in tutte le sue forme. Soprattutto quelle paludate e mascherate da buon senso. Non c’è niente di peggio che minare le certezze dopo aver preso decisioni importanti, con mezze frasi, mezze indicazioni ambigue, mezzi avvertimenti, insomma con mezzucci. Meglio stare zitti e passare per agnostici e spettatori, sarebbe decisamente più coerente: non vedo, non sento, non parlo.

Mi spiego. Il riferimento è l’invasione della Russia e l’opportunità di prendere posizione da parte di soggetti privati come le aziende. Non è obbligatorio, non esistono forzature, è solo una questione di sensibilità e di etica. Abbiamo visto esempi lampanti di chi si è dichiarato nel giro di poche ore dal fattaccio, all’opposto c’è tuttora qualcuno che ha solo seguito l’onda con una certo distacco. A proposito, a loro dico di prendere nota che anche la Svizzera-neutrale-per-antonomasia s’è desta, provate a scuotervi.

Parlo piuttosto di chi sta nel mezzo, sono a conoscenza di certi casi. Quelli che hanno aspettato una buona dose di tempo per fare delle dichiarazioni impegnative, anche chiare e solenni, come se starne fuori fosse sbagliato per il pensare politically correct. Va bene, meglio tardi che mai. Ma, udite udite, gli stessi che si sono sbilanciati hanno pensato bene – di lì a poco – di ingabbiare, incamiciare, incartare le probabili iniziative che ognuno avrebbe potuto prendere in funzione della tardiva ma limpida presa di posizione. Semplicemente mandando un messaggio urbi et orbi “prima di intraprendere azioni o comunicazioni sia all’interno che all’esterno, vi preghiamo di contattare la speciale task force per il giusto coordinamento”. Ma vogliamo scherzare? Passi per ciò che riguarda l’esterno che potrebbe essere diverso da nazione a nazione e fonte di probabili fraintendimenti, ma per l’interno (significa i propri dipendenti) cosa dobbiamo sottoporre? I testi, gli accenti, i ragionamenti, gli ammiccamenti? E chi è questa task force: un tribunale del parlare corretto, il depositario della sapienza in termini di equilibri oratori? Sono stati scelti da un’organizzazione super partes specializzata in neutralizzazione dei termini troppo osé?

Fatemi il piacere. E’ un goffissimo tentativo di instaurare un vero e proprio comitato censura in salsa democratica e trasparente: ciò che interessa a certa gente è lavarsi la coscienza e non prendersi mai delle vere responsabilità. Come a dire “viva la libertà” però dillo con lettere minuscole e corpo piccolo, “siamo contro a qualsiasi tipo di invasioni violente e non giustificate”, ma vedi di condividerlo sottovoce e con poche persone, “#stiamo con gli ucraini”, sì certo ma a seconda degli argomenti.

Un vero e proprio disastro comunicativo, ma non solo. Sotto sotto c’è l’idea intramontabile del controllo, della non fiducia, della paura di dare delega agli altri: è la vecchia abitudine che stenta a morire, riemerge quando meno te lo aspetti.  Il soffocante desiderio di dover autorizzare ogni cosa, anche le pulsioni alte che non riguardano prettamente il business. Nel piccolo-grande di queste realtà abbiamo la concreta possibilità di ribellarci a queste forme di violenza strisciante e decidere con la nostra testa, infischiandocene di certe regole aziendali palesemente sbagliate. Quando si affermano principi e valori bisogna andare testardamente fino in fondo, cullando l’idea (per un effimero momento) che magari mettere in gioco la carriera possa tentare anche solo di avvicinarci di un millimetro e in modo rispettoso a chi, invece, ci mette la vita.

 

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